Alcol: un’eredità evolutiva primordiale.

La tendenza umana all’assunzione di alcol, spesso interpretata come un comportamento culturale o sociale, potrebbe affondare le sue radici in una storia evolutiva profondamente radicata nel nostro patrimonio primatologico.
Recenti studi, che sovvertono la tradizionale narrazione incentrata sulle civiltà antiche come i Greci, suggeriscono un’origine ben più antica, risalente a circa 50 milioni di anni fa, quando i nostri antenati primati iniziarono ad avventurarsi nella ricerca di risorse alimentari insolite: la frutta fermentata, fonte naturale di etanolo.
Questa ricerca non era casuale.

In un ambiente in cui le risorse erano limitate, l’etanolo rappresentava un vantaggio nutrizionale significativo.

Derivante dalla fermentazione naturale dei carboidrati vegetali, forniva una concentrazione di calorie particolarmente efficiente, una “miniera d’oro” energetica per i primati ancestrali.
La chiave di questa capacità di sfruttamento alimentare risiede in una mutazione genetica cruciale.
Attorno a 10 milioni di anni fa, una trasformazione nell’enzima digestivo dei primati antropomorfi africani, che includono gli antenati di gorilla, scimpanzé e, naturalmente, esseri umani, ha innescato una svolta evolutiva.

Questa mutazione ha permesso a questi primati di metabolizzare l’alcol con un’efficienza spaventosamente superiore, stimata in 40 volte maggiore rispetto ad altri primati contemporanei.
Questo adattamento conferì un vantaggio selettivo, permettendo a questi gruppi di sopravvivere e prosperare in ambienti a volte ostili.
L’ipotesi che l’agricoltura sia nata primariamente per la produzione di bevande alcoliche, piuttosto che per la coltivazione del pane, offre una prospettiva affascinante.
Sebbene la produzione di cereali per l’alimentazione umana sia stata fondamentale, la possibilità che la birra sia stata il motore iniziale della domesticazione delle piante apre nuove finestre sulla nostra storia.

L’affermazione che il nostro cervello sia “programmato” per apprezzare l’alcol, per quanto controversa, suggerisce che l’evoluzione ha plasmato le nostre preferenze gustative in modo più profondo di quanto si pensasse.
Studi sul comportamento alimentare degli scimpanzé in Costa d’Avorio e Uganda rivelano abitudini sorprendenti.

Questi primati consumano regolarmente l’equivalente di 1,4-1,5 drink al giorno, dimostrando una predilezione per l’alcol che risuona con le nostre tradizioni umane.
La loro pratica di condividere la frutta fermentata, consumandola in gruppo dopo esserla lasciata a terra per favorire la fermentazione, evoca immagini dei nostri rituali sociali: un banchetto condiviso, una serata al pub, momenti di convivialità che affondano le loro radici in un passato primatologico condiviso.
Questo comportamento suggerisce che l’assunzione di alcol, anche in forma semplice, ha sempre avuto una dimensione sociale, contribuendo al rafforzamento dei legami all’interno del gruppo.

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