La posizione francese sull’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur si configura come un argine significativo a un’eventuale imposizione normativa da parte di Bruxelles.
Il presidente Emmanuel Macron, in una dichiarazione trasmessa attraverso la portavoce del governo, Maud Bregeon, ha espresso un rifiuto categorico a una manovra coercitiva per l’approvazione del trattato, alimentando ulteriormente le tensioni con una platea agricola francese profondamente insoddisfatta.
Le preoccupazioni di Parigi non si limitano a una semplice opposizione ideologica, ma affondano le radici in una valutazione pragmatica e dettagliata delle condizioni cruciali per la salvaguardia del comparto agricolo nazionale.
Macron ha reiterato, in linea con le sue precedenti affermazioni, la mancanza di chiarezza e trasparenza su tre punti fondamentali, che, a suo dire, negano la possibilità di un’approvazione consapevole e responsabile.
Questi “punti critici” non sono stati esplicitati in dettaglio nella comunicazione ufficiale, ma si presume includano questioni relative alle barriere non tariffarie, agli standard ambientali e alle tutele per i piccoli produttori, elementi essenziali per garantire una competizione equa e sostenibile.
La Francia teme, infatti, che l’adozione dell’accordo, nelle sue attuali formulazioni, possa innescare un’ondata di importazioni a prezzi competitivi, destabilizzando il mercato interno e mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole francesi, con conseguenze socio-economiche potenzialmente devastanti per le aree rurali.
La spinta di Parigi per il rinvio del voto all’anno successivo non è quindi una mera tattica dilatoria, bensì una richiesta di revisione sostanziale dell’accordo, volta a introdurre garanzie più stringenti e a negoziare soluzioni che tengano conto delle specificità e delle preoccupazioni del settore agricolo francese.
Macron non intende, in sostanza, bloccare l’accordo in toto, ma rivendica il diritto a ottenere maggiori garanzie e a partecipare a un processo decisionale più inclusivo e trasparente.
La vicenda solleva questioni più ampie sulla governance dell’Unione Europea e sul delicato equilibrio tra interessi nazionali e obiettivi di politica commerciale comune.
La Francia, da sempre promotrice di un’integrazione europea pragmatica e attenta alle specificità dei suoi Stati membri, sta ponendo l’accento sulla necessità di un approccio più flessibile e dialogico, in grado di conciliare le ambizioni di crescita economica con la tutela dei valori e delle identità nazionali.
L’opposizione francese rischia di aprire un varco nella coesione europea, stimolando altre nazioni a rivendicare maggiore autonomia nelle decisioni che riguardano il loro futuro economico e sociale.






