La posizione del procuratore generale israeliano, Gali Baharav-Miara, rappresenta una ferma opposizione alla proposta governativa di istituire una commissione d’inchiesta sugli eventi del 7 ottobre.
La sua dichiarazione, riportata da Haaretz, solleva interrogativi cruciali sulla trasparenza e l’effettiva capacità di un organismo di tale natura di accertare la verità dietro il tragico disastro.
Baharav-Miara, con un linguaggio che esprime profonda preoccupazione, sostiene che l’attuale schema legislativo è strutturalmente compromesso e intrinsecamente difettoso.
Non si tratta semplicemente di una contestazione formale, ma di una valutazione profonda che mette in discussione la legittimità stessa del processo investigativo.
L’elemento critico risiede nella priorità manifesta attribuita alle dinamiche politiche, a scapito dei cardini fondamentali di un’indagine imparziale, indipendente e professionale.
La proposta, destinata a ricevere l’approvazione del Comitato ministeriale per la legislazione e successivamente a essere sottoposta a votazione preliminare alla Knesset, si caratterizza per un meccanismo di controllo, diretto e indiretto, esercitato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu sulla sua composizione e sul suo mandato.
Questa ingerenza, secondo l’opinione del procuratore generale, mina l’oggettività dell’inchiesta e compromette la possibilità di giungere a conclusioni credibili e universalmente accettate.
La decisione di Baharav-Miara si colloca in un contesto di crescente tensione istituzionale.
Il 7 ottobre ha segnato un punto di svolta nella storia israeliana, rivelando vulnerabilità inattese e sollevando interrogativi profondi sulle responsabilità e sulle decisioni prese.
Un’inchiesta, in questo scenario, non è solo un esercizio di giustizia, ma anche un imperativo per la ricostruzione della fiducia dei cittadini e per la prevenzione di futuri disastri.
L’obiezione del procuratore generale si configura, quindi, come una difesa dei principi fondamentali dello stato di diritto.
Suggerisce l’urgenza di un approccio investigativo radicalmente diverso, che garantisca piena indipendenza, accesso irrestrito alle informazioni e la possibilità per i testimoni di rendere conto senza timori o pressioni politiche.
La sua posizione implica una richiesta implicita: un’inchiesta che non sia uno strumento di legittimazione politica, ma un vero e proprio strumento di ricerca della verità e di responsabilizzazione.







