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Iran: Ricatto Macabro, Richiesto Denaro per Restituire i Caduti

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Le voci di un macabro ricatto si levano dall’Iran, gettando un’ombra ancora più profonda sulla già drammatica situazione conseguente alla repressione delle proteste iniziate nel settembre 2022.
In un quadro di dolore e silenzio forzato, famiglie di manifestanti deceduti durante i violenti scontri con le forze dell’ordine affermano di essere sottoposte a richieste esorbitanti per la restituzione dei corpi dei loro cari.
Secondo testimonianze raccolte dalla BBC, attraverso un’indagine che ha coinvolto numerosi parenti delle vittime, le autorità di Teheran starebbero imponendo un tributo economico per consentire la sepoltura.

Queste richieste, che in alcuni casi si innalzano fino a raggiungere la cifra di 7.000 dollari – un importo considerevole che supera i 6.000 euro – assumono i contorni di un vero e proprio estorsione, un’onta aggiuntiva al lutto già gravissimo.

L’episodio narrato dalla famiglia di un operaio curdo esemplifica la brutalità e la disumanità di questa pratica.

La famiglia, desiderosa di celebrare un rito funebre dignitoso e dare degna sepoltura al proprio congiunto, si trova impossibilitata a recuperare il corpo a causa dell’impossibilità di soddisfare l’esigenze finanziarie imposte.
Si tratta di un “riscatto” per la dignità, una prevaricazione che svuota di significato il diritto fondamentale alla sepoltura.

Questa pratica, se confermata, rivela non solo una fredda indifferenza verso il dolore delle famiglie, ma anche un tentativo di intimidazione e di controllo sociale.
Impedire ai parenti di celebrare funerali pubblici e di onorare le vittime delle proteste significa soffocare il dissenso, cancellare la memoria e perpetuare un clima di paura e sottomissione.
La questione solleva interrogativi profondi sulla legalità, sull’etica e sulla responsabilità del regime iraniano.

La richiesta di denaro per la restituzione dei corpi viola i principi fondamentali del diritto internazionale e dei diritti umani.
Si tratta di un atto di profonda ingiustizia che aggrava un contesto già segnato da violazioni dei diritti umani e dalla soppressione della libertà di espressione.
La vicenda pone inoltre l’accento sulla necessità di una maggiore trasparenza e di un’indagine indipendente sulle morti avvenute durante le proteste.
La comunità internazionale è chiamata a esercitare pressioni sul regime iraniano affinché cessino queste pratiche vessatorie, rispettino i diritti umani e garantiscano la libertà di culto e di espressione per tutti i cittadini iraniani.

La speranza risiede nella capacità di queste testimonianze di emergere e di contribuire a un cambiamento positivo, a una maggiore consapevolezza e a una ricerca incessante di giustizia per le vittime e le loro famiglie.

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