Un’ondata di violenza e insicurezza sta insanguinando la Nigeria centrale, con un nuovo, tragico episodio che ha visto la sparizione di almeno dodici persone durante una funzione religiosa nel villaggio di Ejiba, nella circoscrizione di Yagba West dello Stato di Kogi.
L’attacco, perpetrato da uomini armati, si aggiunge a una spirale di rapimenti di massa che hanno terrorizzato intere comunità nelle ultime settimane, alimentando un clima di paura e disperazione.
Questo evento, purtroppo, non è un’anomalia, bensì il sintomo acuto di una crisi di sicurezza profondamente radicata.
La Nigeria, un paese ricco di risorse ma dilaniato da conflitti etnici, religiosi e dalla povertà, è da tempo teatro di rapimenti, spesso motivati da riscatti, ma anche alimentati da dinamiche complesse che coinvolgono gruppi armati, criminalità organizzata e, in alcuni casi, ideologie estremiste.
Il rapimento di quasi 300 studentesse di Chibok nel 2014, ad opera di Boko Haram, ha segnato una svolta, codificando una strategia di destabilizzazione e terrorismo che si è poi diffusa ad altre regioni del paese.
Tuttavia, l’impennata recente di questi rapimenti, che hanno colpito scuole, chiese e villaggi rurali, suggerisce un’escalation della violenza e una crescente audacia dei gruppi criminali.
Oltre ai 300 studenti rapiti nello Stato del Niger e ai 38 membri della chiesa sequestrati nello Stato di Kwara, nelle ultime due settimane centinaia di persone sono state portate via, evidenziando una fragilità dello stato di diritto che incide direttamente sulla vita delle comunità più vulnerabili.
La risposta del governo federale, con la dichiarazione dello stato di emergenza per la sicurezza nazionale, appare tardiva e insufficiente.
Sebbene l’intervento delle forze dell’ordine, con l’utilizzo di elicotteri per la ricerca dei rapiti, sia un segnale di attenzione, è necessario un approccio più ampio e strutturale per affrontare le cause profonde di questa crisi.
Le affermazioni di Donald Trump, seppur controverse, hanno messo in luce la preoccupazione internazionale per la situazione dei cristiani in Nigeria, spesso presi di mira da violenze e discriminazioni.
Tuttavia, la questione della sicurezza non si limita a un conflitto religioso, ma coinvolge una complessità di fattori socio-economici, politici ed ambientali.
La lotta contro l’insicurezza in Nigeria richiede un impegno concertato a livello nazionale e internazionale, che includa il rafforzamento delle istituzioni statali, la promozione dello sviluppo economico e sociale, la lotta alla corruzione, il dialogo interreligioso e la risoluzione pacifica dei conflitti.
Solo attraverso un approccio integrato e sostenibile sarà possibile spezzare la spirale della violenza e restituire alla popolazione nigeriana un futuro di pace e prosperità.
La fragilità del tessuto sociale e la mancanza di opportunità economiche rappresentano terreno fertile per la radicalizzazione e l’arruolamento di giovani disperati, perpetuando un ciclo di violenza che minaccia la stabilità dell’intero paese.






