Il conflitto in Ucraina persiste, un dramma geopolitico di portata globale che, pur soffocato temporaneamente dall’eco di un intervento statunitense in Venezuela, continua a modellare il panorama internazionale.
Le operazioni militari russe, condotte dall’Armata di Vladimir Putin, hanno mantenuto un’impronta significativa nelle aree cruciali del Donbass, in particolare nelle regioni del Donetsk e dell’Kharkiv.
Parallelamente, il Vice Presidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha sfruttato la tensione venezuelana per innescare un’escalation retorica nei confronti del Presidente Zelensky, suggerendo un destino simile a quello del leader venezuelano Nicolás Maduro, in una provocazione volta a minare il morale di Kiev e a segnalare la determinazione russa.
La risposta ucraina, intanto, si è manifestata con un’audace operazione di droni su Mosca, un atto simbolico che ha interrotto la routine della capitale russa e ha impattato sulle infrastrutture aeroportuali, causando temporanee sospensioni delle attività.
Questo episodio riflette la crescente capacità ucraina di proiettare la sua forza strategica al di là dei confini del territorio conteso, un segnale di resilienza e di volontà di portare la guerra al cuore del nemico.
Nonostante l’intensificarsi delle ostilità, i canali diplomatici rimangono aperti, seppur complessi, in preparazione del vertice internazionale dei “Volenterosi” previsto a Parigi.
L’incontro si preannuncia cruciale per tentare di trovare una soluzione al conflitto, anche se le aspettative rimangono prudenti.
Prima del summit, sono in programma una serie di colloqui preliminari a livello di consiglieri per la sicurezza nazionale e capi di stato maggiore, volti a favorire una maggiore convergenza di posizioni.
Da questi incontri preparatori sono emersi due elementi chiave, delineando al contempo le difficoltà del percorso negoziale.
Innanzitutto, si registrano progressi nella definizione di un pacchetto di garanzie di sicurezza per l’Ucraina, un aspetto fondamentale per il futuro del Paese e per il suo allineamento con le istituzioni internazionali.
Tale quadro di garanzie, sebbene non sostituisca l’adesione formale all’Alleanza Atlantica, mira a fornire a Kiev un sostegno concreto e a dissuadere ulteriori aggressioni.
Tuttavia, una frattura profonda persiste sul tema dei territori contesi, ovvero le regioni dell’Ucraina orientale e meridionale annesse dalla Russia, un nodo cruciale per qualsiasi accordo di pace.
La posizione russa, incentrata sulla piena integrazione di tali territori nella Federazione Russa, si scontra con la ferma opposizione di Kiev, che rivendica l’integrità territoriale dell’Ucraina.
Questa impasse continua a rappresentare l’ostacolo principale per un’effettiva ripresa dei negoziati e solleva interrogativi sulla possibilità di raggiungere una soluzione duratura che possa soddisfare le esigenze di entrambe le parti.
Il vertice di Parigi si presenta quindi come un momento delicato, un banco di prova per la diplomazia internazionale di fronte a una crisi che rischia di destabilizzare l’ordine mondiale.





