Amianto, sentenza storica: risarcimento e monito per le imprese.

La sentenza del Tribunale di Nola rappresenta un capitolo significativo nella battaglia per la giustizia nei confronti delle vittime dell’amianto, sancendo un riconoscimento economico di 150.000 euro a favore del lavoratore M.

B.
e, più ampiamente, sollevando un monito cruciale sulla responsabilità sociale delle imprese e sulla necessità di una tutela più incisiva per i diritti dei lavoratori esposti a rischi professionali.
La vicenda, radicata nell’esperienza industriale della Sacelit di Volla (NA), evoca un passato segnato dalla produzione e manipolazione di materiali contenenti amianto.
In quelle linee produttive, il taglio e la modellatura di lastre e tubazioni generavano un’insidiosa nube di microfibre, invisibili e mortali, che si depositavano nei polmoni e sugli indumenti dei lavoratori, innescando una catena di patologie asbesto-correlate, spesso con decorso a lungo termine e conseguenze devastanti.
La pronuncia del Tribunale non si limita a una compensazione economica individuale; impone all’INPS la ricostituzione della posizione contributiva del ricorrente, con ripercussioni positive e tangibili sulla sua futura prestazione pensionistica.
Questa decisione, di notevole portata, rafforza la preesistenza di un diritto a una corretta e piena applicazione delle normative in materia di sicurezza sul lavoro e di tutela della salute dei lavoratori.
L’attività lavorativa di M.
B.

, prima presso Laudiero Sifi S.
p.

A.

e successivamente presso Nuova Sacelit S.
p.

A.
, è stata caratterizzata da un contatto diretto e continuo con materiali contenenti amianto.
Documenti aziendali, testimonianze interne e specifiche valutazioni tecniche hanno comprovato l’esposizione del lavoratore a rischi gravi e prolungati, in particolare tra il 1978 e il 1993, durante le fasi di produzione, finissaggio, commercializzazione, taglio e operazioni di bonifica del sito.

Questa documentazione, recuperata e presentata in sede giudiziale, ha fornito la prova inconfutabile della gravità delle condizioni di lavoro e della necessità di un risarcimento adeguato.
La sentenza non si configura come un caso isolato, ma come un monito per l’intero sistema industriale italiano.
Le fabbriche come la Sacelit hanno contribuito alla crescita economica del Paese, ma troppo spesso ciò è avvenuto a costo della salute e del benessere dei lavoratori.
Questo riconoscimento legale sottolinea la necessità di una riflessione più ampia sul rapporto tra progresso economico e responsabilità sociale, evidenziando come il perseguimento del profitto non possa giustificare la negligenza nei confronti della sicurezza dei lavoratori.

L’avvocato Ezio Bonanni, legale del lavoratore e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha giustamente sottolineato come questa vicenda riporti alla luce un pezzo di storia industriale troppo a lungo trascurato, dove la tutela della salute dei lavoratori era spesso subordinata a logiche di convenienza economica.

Bonanni ha anche ricordato che la tutela delle vittime dell’amianto non è un atto di clemenza, ma un imperativo morale e civile, un dovere che le istituzioni hanno il compito di assolvere.
La battaglia per la giustizia continuerà, affinché nessuno sia lasciato solo nella sua lotta per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, diritti che derivano dalla Costituzione Italiana e dalle convenzioni internazionali.

La sentenza di Nola rappresenta un passo avanti in questa direzione, un segnale di speranza per tutti coloro che hanno subito le conseguenze devastanti dell’esposizione all’amianto.

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