La decisione del Giudice per le Indagini Preliminari di Campobasso, Silvia Lubrano, ha confermato la validità del fermo nei confronti di Salvatore Ocone, l’uomo gravato da pesanti accuse in relazione alla tragedia che ha colpito una famiglia nel Beneventano.
Un evento drammatico che ha visto la perdita della moglie e del figlio quindicenne, mentre la figlia sedicenne versa in condizioni critiche, testimonianza di un atto di violenza di inaudita gravità.
L’udienza, celebrata in modalità cautelare all’interno del carcere di Campobasso, si è rivelata breve, caratterizzata dalla scelta di Ocone, affiancato dal difensore d’ufficio Giovanni Santoro, di non rilasciare dichiarazioni, esercitando il diritto al silenzio garantito dal nostro ordinamento.
Questa scelta, pur legittima, non diminuisce la gravità delle accuse e la necessità di un’indagine approfondita per ricostruire la dinamica dei fatti e le motivazioni che hanno portato a un simile orrore.
La Procura, in rappresentanza dell’accusa, aveva formulato una richiesta di custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti i presupposti per una misura così restrittiva, sia in termini di pericolo di fuga, sia in relazione ai gravi indizi di colpevolezza emersi dalle prime investigazioni.
Il Gip Lubrano, dopo aver esaminato gli atti e ascoltato le richieste delle parti, si è riservata la decisione, tuttavia, l’orientamento a convalidare la custodia cautelare appare largamente probabile, considerando la natura delle accuse e la necessità di garantire la sicurezza pubblica e l’integrità delle indagini.
La vicenda solleva interrogativi profondi sulla complessità delle relazioni familiari, sulla violenza domestica e sui meccanismi psicologici che possono portare un individuo a compiere gesti così estremi.
Al di là dell’indagine penale, è fondamentale un’analisi a livello sociale per comprendere le cause di tali tragedie e implementare politiche di prevenzione e supporto alle famiglie in difficoltà, promuovendo una cultura del rispetto e della non violenza.
La necessità di un approccio multidisciplinare, che coinvolga istituzioni, servizi sociali, psicologi e operatori sanitari, si rende urgente per affrontare le radici di un problema che affligge la nostra società e che si manifesta con ferocia in casi come questo.
La giustizia deve fare il suo corso, ma è altrettanto importante riflettere su come evitare che simili drammi si ripetano.






