L’eco dei colpi di pistola, risuonati pochi metri dalla parrocchia, non è un semplice fatto di cronaca, ma il sintomo di una battaglia silenziosa, epocale, che si gioca nel cuore del territorio.
Un’offensiva, perpetrata con l’audacia di un gruppo armato a bordo di scooter, che rivela una verità scomoda: la presenza radicata della criminalità organizzata a Caivano e nel suo entroterra subisce, finalmente, un colpo significativo.
Lo afferma, con profonda preoccupazione e rinnovata speranza, don Maurizio Patriciello, guida spirituale del Parco Verde, testimone privilegiato di questa complessa realtà.
È innegabile il lavoro incessante delle forze dell’ordine, Carabinieri e Polizia, che hanno contribuito a ridurre la pervasività del traffico di sostanze stupefacenti, una piaga che affliggeva la comunità.
L’impegno del governo in carica, a detta del sacerdote, assume contorni inediti, ma solleva anche un interrogativo inquietante: chi sta cercando di colmare il vuoto lasciato dalle figure incarcerate, perpetuando un ciclo di violenza e controllo? L’analisi degli esperti conferma questa dinamica: l’assenza di una leadership consolidata genera una competizione feroce, destinata a destabilizzare ulteriormente il tessuto sociale.
La gratitudine per l’assenza di vittime innocenti si intreccia con la paura costante, un sentimento che attanaglia le famiglie del Parco Verde.
Un appello all’empatia e alla solidarietà si rivolge a tutta l’Italia, per offrire sostegno morale e pratico a una comunità provata.
Non si tratta di denigrare il proprio territorio, ma di riconoscere il male per poter abbracciare il bene, riscoprendo la ricchezza del patrimonio storico e culturale che troppo spesso viene oscurato dalla criminalità.
Le glorie del passato non devono lenire le nostre responsabilità, ma stimolarci a superare le mancanze e le omissioni.
La speranza non deve abbandonarci.
“Noi siamo qui, siamo stati qui, saremo qui.
” Queste parole proferite dal sacerdote sono un grido di battaglia, un invito a perseverare nella lotta contro la camorra.
La trasparenza, l’onestà e il coraggio di ammettere le proprie debolezze sono i pilastri su cui fondare un futuro migliore.
È necessario unire le forze, mobilitando istituzioni, politica, professionisti, imprenditori, la Chiesa e la popolazione, in un’azione concertata e determinata.
Liberare questa terra bella e tormentata dalla zavorra della criminalità organizzata è un imperativo morale, un atto d’amore verso le generazioni future.
Non possiamo permettere che l’omertà e la rassegnazione prevalgano.
Dobbiamo riscoprire il senso di appartenenza, la responsabilità collettiva, la consapevolezza che solo insieme potremo ricostruire un futuro di legalità, giustizia e speranza.
Il cammino è arduo, ma la meta è degna di ogni sforzo: un territorio libero, prospero e finalmente in grado di risplendere con la luce della propria autentica identità.






