Campania: Sanità a metà strada, divario con le eccellenze

La Campania, pur rientrando tra le regioni italiane che formalmente adempiono ai requisiti previsti dal nuovo sistema di monitoraggio (un dato apparentemente positivo in un contesto in cui otto regioni non vi riescono), si posiziona in una fascia intermedia-inferiore nella valutazione complessiva degli adempimenti relativi ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Il punteggio totale, pari a 206 nel 2023 (l’ultimo dato disponibile), la colloca al tredicesimo posto su ventuno regioni e province autonome, evidenziando una distanza significativa dalle eccellenze regionali e sollevando interrogativi sul reale funzionamento del sistema sanitario regionale.
Durante un’audizione presso la commissione Affari Costituzionali del Senato, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha sottolineato una cruciale distinzione: i Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) non coincidono né in termini normativi né sostanziali con i LEA.
La decisione del Governo di equiparare i due concetti, interpretando forzatamente una sentenza della Corte Costituzionale, è percepita come una manovra volta ad accelerare l’implementazione dell’autonomia differenziata, un processo che rischia di amplificare le disuguaglianze territoriali già esistenti.
La definizione dei LEP deve avvenire in maniera uniforme a livello nazionale, evitando di “cristallizzare” legalmente differenze regionali inaccettabili.
Ciò è fondamentale non solo per rafforzare le regioni del Mezzogiorno, spesso penalizzate, ma anche per alleggerire il carico di mobilità sanitaria che grava sulle regioni del Nord, costrette ad accogliere pazienti provenienti da altre aree.
L’analisi di Gimbe rivela che la Campania presenta carenze specifiche in tre aree chiave: prevenzione, assistenza distrettuale e gestione ospedaliera.

La regione ottiene 62 punti nell’area della prevenzione, posizionandosi al sedicesimo posto e mostrando un divario di ben 36 punti rispetto alle regioni leader (Trentino e Veneto).
L’assistenza distrettuale, con un punteggio di 72, la colloca al tredicesimo posto, a 24 punti di distanza dal Veneto.
La gestione ospedaliera, con 72 punti, si attesta al quindicesimo posto, con un divario di 25 punti rispetto al Trentino.
Questi dati, se interpretati correttamente, suggeriscono una necessità impellente di investimenti mirati e di una riorganizzazione strategica del sistema sanitario campano.

Non si tratta semplicemente di adeguarsi a delle metriche di valutazione, ma di garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro residenza, un accesso equo e tempestivo a cure di qualità.

La sfida è quella di trasformare un dato quantitativo in un’opportunità di miglioramento reale e duraturo, promuovendo un sistema sanitario più equo, efficiente e orientato alla salute della persona.
Il rischio, altrimenti, è quello di perpetuare disuguaglianze che compromettono il diritto alla salute e minano la coesione sociale.

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