Ischia e Procida alzano la voce per la Palestina, in un’eco di solidarietà che si propaga tra le isole del Golfo di Napoli.
Venerdì prossimo, Ischia sarà teatro di una significativa manifestazione, promossa da un’ampia rete di associazioni locali e sostenuta da unanime consenso istituzionale: il Comune di Ischia, quello di Forio e la Diocesi si schierano a fianco di una comunità in sofferenza.
L’evento, intitolato “Ischia dice stop al genocidio palestinese”, si configura come un atto di denuncia e un invito alla riflessione profonda sulla situazione umanitaria che affligge la Palestina.
Il corteo, che prenderà il via alle ore 17:30 in Piazza Antica Reggia, attraverserà il cuore pulsante dell’isola, coinvolgendo cittadini e visitatori in un percorso simbolico che culminerà nel suggestivo piazzale Aragonese, a Ischia Ponte.
Qui, un momento di confronto e meditazione artistica offrirà l’opportunità di ascoltare direttamente la voce della comunità palestinese.
Souzan Fatayer, stimata docente di Storia all’Università Orientale di Napoli e figura di spicco della comunità palestinese in Campania, offrirà una prospettiva illuminante sulla complessità del conflitto, le sue radici storiche e le sue implicazioni attuali.
La sua presenza arricchirà la manifestazione, offrendo spunti di analisi e comprensione che vanno al di là delle semplici dichiarazioni di intenti.
L’azione di Ischia non si esaurisce con la manifestazione.
Il lunedì successivo, Procida si unirà alla protesta con un gesto ancora più incisivo: uno sciopero generale indetto dai docenti degli istituti scolastici isolani.
Questa iniziativa, frutto di una profonda convinzione e di un forte senso di responsabilità sociale, sottolinea l’importanza dell’educazione come strumento di sensibilizzazione e di cambiamento.
L’adesione dei docenti, figure chiave nella formazione delle nuove generazioni, dimostra un impegno concreto a trasmettere valori di giustizia, solidarietà e rispetto dei diritti umani.
Queste iniziative, che coinvolgono l’intera comunità isolana, non sono semplici proteste, ma un chiaro segnale di presa di posizione etica e politica.
Esprimono una profonda preoccupazione per la violazione dei diritti umani, la distruzione di infrastrutture civili e la sofferenza di un popolo che lotta per la propria sopravvivenza e per la propria dignità.
Rappresentano un invito a superare le barriere ideologiche e politiche, per abbracciare un approccio basato sulla comprensione reciproca, sul dialogo costruttivo e sulla ricerca di soluzioni pacifiche e durature.
L’eco di queste voci, provenienti da un angolo di paradiso come le isole del Golfo di Napoli, si leva alta per chiedere giustizia e pace per la Palestina.






