Jorit: Cristo, Guernica e la sofferenza del nostro tempo.

Un volto che sfida le convenzioni, un’icona reinventata nel dialogo urgente del nostro tempo: è “Figlio dell’Uomo”, l’opera monumentale dello street artist Jorit che si staglia sulle pareti della chiesa Gesù Divino Maestro a Quarto, alle porte di Napoli.

Lungi dall’immagine consolatoria di un Cristo salvifico, Jorit offre un ritratto carico di sofferenza, un’espressione di compassione profondissima che invita a una riflessione scomoda.

La provocazione visiva è immediata: una kefiah avvolge la testa del Cristo, simbolo universale della resistenza e della lotta per la giustizia, richiamando l’attenzione sulla drammatica situazione del popolo palestinese.

Ma è l’iride sinistra a detenere la chiave interpretativa più potente.
Qui, miniaturizzata, si cela la *Guernica* di Picasso, un grido di dolore e denuncia contro la barbarie della guerra, un monito eterno contro la violenza inaudita perpetrata contro i civili innocenti.

Jorit, con lucidità e coraggio, non esita a tracciare un parallelo tra l’orrore del bombardamento di Guernica e lo sterminio in corso a Gaza.

Non si tratta di un’equazione superficiale, ma di un’affermazione morale che sottolinea la persistenza delle atrocità umane, la ripetizione della storia, l’incapacità, a volte, della politica di assumere una posizione chiara di condanna di fronte alle ingiustizie più profonde.
L’artista, in questo senso, si pone come voce di chi si sente impotente di fronte alla retorica dilagante che mitiga o giustifica l’inaccettabile.

L’opera va oltre la semplice denuncia politica: è un tentativo di riappropriazione della figura di Cristo, di restituzione della sua dimensione umana, della sua fragilità e del suo dolore.
Non un Dio trascendente, distante, ma un uomo tra gli uomini, partecipe delle loro sofferenze, testimone della loro ingiustizia, incarnazione della loro speranza.
È un Cristo che si fa carico del dolore degli oppressi, dei perseguitati, di tutti coloro che sono vittime della violenza e della guerra.
La scelta di Jorit è un atto di coraggio artistico, un’iniezione di umanità in un mondo spesso anestetizzato dalla brutalità e dalla disumanizzazione.
“Figlio dell’Uomo” non è un’illustrazione religiosa, ma un’esortazione alla coscienza, un invito a non rimanere indifferenti di fronte alle tragedie che segnano il nostro tempo.

È un’opera che interroga il senso della fede, la responsabilità morale e la necessità di un impegno costante per la giustizia e la pace.

Un grido che emerge dalle pareti di una chiesa, per risuonare nel cuore di chi ancora crede nella possibilità di un futuro migliore.

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