Mare Nostrum: Danza, Mito e Futuro nel Mediterraneo

Nel cuore pulsante del Mediterraneo, un’immersione sensoriale e concettuale si dispiega: *Mare Nostrum – Il Mediterraneo che danza*, un progetto ambizioso giunto alla sua seconda edizione, che trasforma il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano in un palcoscenico di dialogo tra passato e futuro.

Sabato 27 settembre, a partire dalle ore 20, due performance di profonda suggestione, a contributo volontario (1 euro a partire dalle 19), incrociano le loro traiettorie artistiche, esplorando le profondità del mito, la potenza della tecnologia e la fragilità dell’essere umano.
La serata si apre con *Mechanè*, un intervento site-specific concepito per esaltare la risonanza tra l’architettura museale e le arti performative.
Il titolo, evocativo dell’antico macchinario teatrale greco utilizzato per simulare la discesa degli dei, si evolve in una complessa riflessione sull’ibridazione tra corpo e tecnologia.

La danzatrice Mariella Celia, guidata dalle installazioni sonore ed elettromeccaniche realizzate da Ivan Macera, si trasforma in un’entità metamorfica, un corpo frammentato e ricomposto, arricchito da protesi scultoree che ne alterano la percezione.

L’opera non è solo un’indagine estetica, ma una profonda interrogazione sulla disumanizzazione, sul desiderio inestinguibile di trascendere i limiti fisici e spirituali, e sulla costante tensione tra l’innato bisogno di elevazione e l’inquietudine generata dall’avvento di un progresso apparentemente inarrestabile.
È un volo che aspira alla liberazione, ma che risuona con un’eco disturbante, una dissonanza che interroga la nostra stessa identità.
A seguire, *Nullos Movet Aura Capillos* dipinge un paesaggio emotivo altrettanto intenso.

Virginia Spallarossa, in co-produzione con Borderlinedanza e Déjà Donné, rilegge il mito di Niobe, figura archetipica di dolore e perdita, attraverso la danza di Noemi De Rosa.

La performance, un atto di resistenza contro la staticità del mito, libera Niobe dalla sua immobilità marmorea, rivelando la sua vulnerabilità e la sua resilienza.
Ogni gesto è un respiro, una riaffermazione della vita che pulsa sotto la superficie della tragedia.

L’estetica raffinata e tagliente, esaltata dalle musiche di Luigi Boccherini, tesse un filo invisibile tra il passato e il presente, offrendo una chiave di lettura contemporanea alla sofferenza universale, un’esplorazione acuta delle fragilità che ci accomunano, ieri e oggi.

La coreografia, intrisa di sottile pathos, è un invito a confrontarsi con le proprie ombre, a riconoscere la bellezza intrinseca nella vulnerabilità.
*Mare Nostrum – Il Mediterraneo che danza*, sotto la direzione artistica di Claudio Malangone, si configura come un progetto di grande valore culturale, sostenuto dalla Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura e cofinanziato dalle istituzioni locali (Comune di Pontecagnano Faiano, Comune di Padula, Comunità Montana Vallo di Diano) in collaborazione con la Direzione regionale Musei nazionali Campania.
Un’iniziativa che celebra la ricchezza del patrimonio Mediterraneo, promuovendo l’incontro tra le arti performative e il patrimonio archeologico, e offrendo al pubblico un’esperienza indimenticabile di scoperta e riflessione.

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