L’assassinio di Piersanti Mattarella, a distanza di quattro decenni, continua a rappresentare una profonda frattura nel tessuto civile italiano, un lutto mai completamente elaborato.
Lo ha rimarcato il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, durante la presentazione del volume di Miguel Gotor, “L’omicidio di Piersanti Mattarella.
L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna.
1979-1980″, un’opera che scava a fondo in un periodo storico particolarmente oscuro.
La persistente lacuna nell’identificazione degli esecutori materiali, nonostante la conoscenza dei mandanti mafiosi, testimonia la complessità e la tenacia di un mistero che ancora avvolge il delitto.
L’inchiesta, tuttora attiva, lo dimostra, un chiaro segnale della necessità di una ricerca incessante della verità.
Il lavoro di Gotor offre una chiave di lettura cruciale, svelando una rete intricata di relazioni che intreccia la mafia, gruppi neofascisti, logge massoniche deviati e settori corrotti dello Stato.
Questa convergenza di forze oscure, descritta con lucidità, richiama le riflessioni del giudice Falcone sugli “ibridi connubi”, evidenziando come la criminalità organizzata si sia infiltrata e abbia compromesso le istituzioni, erodendo i principi fondanti della Repubblica.
Piersanti Mattarella incarnava una visione di rinnovamento e legalità per la Sicilia, un’aspirazione a un cambiamento profondo che lo rese un bersaglio scomodo per quelle potenti dinamiche criminali ed economiche che si opponevano a qualsiasi tentativo di riforma.
La sua figura si pone in una linea di continuità ideale con l’azione di Aldo Moro, entrambi portatori di un’idea di Stato forte e giusto, capaci di scuotere gli equilibri consolidati.
Il libro di Gotor colloca l’omicidio Mattarella all’interno di un contesto più ampio di destabilizzazione, collegandolo alle tragedie di Ustica e Bologna, eventi che rivelano un disegno più vasto, alimentato da tensioni internazionali e da profonde debolezze interne alla Repubblica Italiana.
Un disegno che, forse, mirava a paralizzare il Paese, a condizionare la sua traiettoria democratica.
Con un’ammissione di responsabilità, Policastro ha sottolineato come anche la magistratura, in alcune fasi cruciali, non sia stata immune da zone d’ombra e da influenze esterne.
La necessità di garantire legalità, trasparenza e piena indipendenza degli apparati dello Stato emerge quindi come un imperativo morale e costituzionale.
Il volume di Gotor non è semplicemente un resoconto storico, ma un monito civile, un appello alla vigilanza democratica.
Ogni verità occultata o parzialmente rivelata rappresenta un passo indietro, un indebolimento dei principi fondamentali della Costituzione.
La storia, con la sua crudezza e la sua complessità, rende tangibili le ferite del passato, e solo attraverso la piena comprensione di tali ferite è possibile costruire un futuro più giusto e più sicuro.
La verità, per quanto dolorosa, è l’unico antidoto contro l’oblio e la reiterazione degli errori.

