Mimmo Jodice, figura cardine del panorama artistico contemporaneo e riconosciuto a livello internazionale come uno dei maestri assoluti della fotografia, si è spento all’età di 91 anni.
La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel mondo dell’arte, privandolo di una voce unica e di un percorso creativo profondamente innovativo.
Nato e cresciuto nel cuore pulsante del Rione Sanità a Napoli, Jodice ha trasceso le sue radici per costruire un linguaggio fotografico rivoluzionario, capace di interrogare la natura della rappresentazione e di decostruire le convenzioni estetiche.
Il suo avvicinamento alla macchina fotografica, negli anni ’50, fu il preludio a un’esplorazione incessante dei confini tra fotografia, pittura e scultura.
Gli anni ’60 segnano un punto di svolta cruciale nella sua carriera, con le prime mostre promosse da Lucio Amelio, figura chiave nel sostegno all’arte contemporanea napoletana, e la nascita di collaborazioni di straordinaria importanza.
Jodice si inserisce nel fervore artistico dell’epoca, stringendo legami con alcuni degli esponenti più influenti del panorama internazionale: Andy Warhol, con la sua pop art provocatoria; Sol LeWitt, teorico dell’arte concettuale; Joseph Beuys, con la sua azione performativa e il suo impegno sociale; Michelangelo Pistoletto, noto per i suoi “Quadri specchianti”; Jannis Kounellis, artefice di installazioni immersive; Alberto Burri, maestro del recupero e della trasformazione dei materiali.
Queste interazioni non furono semplici incontri, ma veri e propri dialoghi creativi che arricchirono il suo percorso artistico e lo spinsero a sperimentare nuove tecniche e approcci.
Il lavoro di Jodice non si limita a documentare la realtà, ma la mette in discussione.
Attraverso processi fotografici complessi e spesso ripetuti, egli sfuoca i confini tra l’originale e la copia, l’immagine e il suo riflesso, creando opere che invitano lo spettatore a riflettere sulla percezione e sulla verità.
La sua opera, profondamente radicata nella cultura napoletana, si apre a una dimensione universale, affrontando temi come la memoria, l’identità, il tempo e la fragilità dell’esistenza.
La consacrazione internazionale giunge con mostre personali in prestigiosi musei di tutto il mondo, come il Philadelphia Museum of Art nel 1995 e la Maison Européenne de la Photographie nel 1998, testimonianza del suo impatto duraturo sull’arte contemporanea e del riconoscimento del suo ruolo di pioniere nel campo della fotografia d’avanguardia.
La sua eredità artistica continuerà a ispirare generazioni di artisti e fotografi, mantenendo viva la sua voce unica e il suo sguardo critico.

