Napoli, crocevia di solidarietà internazionale, è stata teatro di una vibrante mobilitazione a sostegno del Venezuela, un atto di resistenza contro l’ingerenza statunitense che sta destabilizzando il paese sudamericano.
L’iniziativa, promossa da Potere al Popolo, Carc e Cobas, ha visto la partecipazione di circa duecento persone, unite sotto lo striscione “Giù le mani dal Venezuela”, in un presidio svoltosi di fronte al Consolato venezuelano in via Agostino Depretis.
L’atmosfera era carica di simbolismo e messaggi potenti.
Bandiere venezuelane, a testimonianza dell’identità nazionale invocata, si affiancavano a una bandiera palestinese e una bandiera israeliana, quest’ultima macchiata di rosso per denunciare la violenza e il conflitto come elementi comuni a diverse realtà oppresse.
Gli slogan, veementi e diretti, puntavano l’indice contro le politiche aggressive dell’amministrazione statunitense, accusata di minare la sovranità di una nazione che ha legittimamente scelto il proprio leader attraverso il voto popolare.
Il corteo, nato dal presidio, ha percorso le vie cittadine per poi concludersi davanti alla Prefettura di Napoli, in piazza del Plebiscito, dove i manifestanti hanno rivendicato un ruolo più attivo e determinato del governo italiano.
L’appello è stato esplicito: chiedere all’Italia di assumere una posizione di sostegno al Venezuela analoga a quella che ha mostrato nei confronti dell’Ucraina, evidenziando così una critica implicita alla disparità di trattamento riservata a contesti geopolitici diversi.
L’evento non si è limitato a una semplice manifestazione di protesta; si è configurato come un atto di solidarietà verso il popolo venezuelano, un’espressione di opposizione all’imperialismo e una rivendicazione del diritto all’autodeterminazione dei popoli.
La presenza di bandiere provenienti da diverse aree di conflitto globale ha voluto sottolineare come la lotta per la sovranità e la giustizia sociale trascenda i confini nazionali, creando una rete di connessioni e di sostegno reciproco tra comunità oppresse.
Il gesto, seppur locale, risuona come un eco di contestazione globale, un invito a riflettere sulle dinamiche di potere che plasmano il panorama internazionale e sulla necessità di difendere i principi di democrazia, indipendenza e rispetto dei diritti umani.






