Un’immagine cruenta, congelata il 24 giugno 2023, è diventata prova tangibile nell’ambito di un’indagine in corso sulla criminalità organizzata nel cuore del rione Sanità, a Napoli.
La fotografia, ora parte degli atti processuali, ritrae due individui a bordo di scooter, inequivocabilmente armati, con una pistola che squarcia l’aria come promessa di violenza.
Non si tratta di un gesto casuale, ma di una “stesa”, un atto intimidatorio volto a terrorizzare la popolazione, un messaggio inequivocabile di dominio.
E sullo sfondo, immobile, testimone silenziosa di questo spettacolo aberrante, una bambina, apparentemente rassegnata, come se l’orrore fosse parte integrante della sua quotidianità.
L’indagine, condotta dai Carabinieri e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’arresto di otto persone, accusate di aver utilizzato le armi e la loro stessa presenza per esercitare controllo e instillare paura nel quartiere.
Le loro manovre non si limitavano a semplici pattugliamenti; erano incursioni mirate a consolidare il loro potere, creando veri e propri “checkpoint” criminali, luoghi di blocco e controllo dove la legge è quella del clan.La rivelazione di questa immagine, pubblicata da “Il Mattino” e “Repubblica Napoli”, ha suscitato un’ondata di sconcerto e indignazione.
Il parlamentare Francesco Emilio Borrelli (Avs) ha espresso un giudizio severo, definendo le immagini “agghiaccianti”, un simbolo tangibile della realtà che si consuma quotidianamente in aree della città abbandonate a sé stesse, dove la camorra esercita una palese egemonia.
Borrelli sottolinea come la scena racchiuda l’essenza di una vita condannata: quella di bambini cresciuti all’ombra della sopraffazione, esposti fin dalla tenera età alla violenza e al terrore.
Le “stese”, i checkpoint, l’ostentazione delle armi, non sono semplici atti criminali, ma una strategia volta a piegare la popolazione, a normalizzare l’inaccettabile.
L’obiettivo ultimo è mantenere il controllo, perpetuando un ciclo di violenza che, prima o poi, inevitabilmente si ripercuote con conseguenze fatali.
Il parlamentare elogia il lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dalla magistratura, ma ne sottolinea l’insufficienza, esortando a un impegno più radicale, una vera e propria operazione di sradicamento del potere camorristico dai territori.
La rimozione di murales e altarini dedicati a figure criminali, l’aumento della presenza delle forze dell’ordine, sono misure necessarie, ma non sufficienti.
Borrelli conclude il suo intervento focalizzandosi sull’immagine della bambina, simbolo dell’innocenza violata, della speranza offuscata.
La sua battaglia è per un futuro in cui quella bambina non debba mai più essere spettatrice di un simile spettacolo, in cui la paura possa essere sostituita dalla sicurezza, dalla legalità, dalla possibilità di un futuro degno di essere vissuto.
Un futuro dove i bambini possano solo conoscere la gioia, non la violenza.







