La giustizia penale napoletana ha negato la concessione dei domiciliari a Gennaro Pacilio, figura chiave nell’efferato omicidio di Antonio Natale, avvenuto il 4 ottobre 2021.
L’evento, pianificato e orchestrato dal gruppo criminale dei Bervicato, operante nel Parco Verde di Caivano, aveva visto la vittima, un giovane spacciatore, attirata in un’imboscata mortale.
La decisione, emessa dalla seconda sezione penale della Corte d’Assise di Napoli presieduta da Concetta Cristiano, respinge l’istanza presentata dalla difesa di Pacilio, attualmente detenuto e condannato a sedici anni di reclusione.
La Corte, motivando il rifiuto, ha soppesato con attenzione elementi contrastanti.
Da un lato, riconosce la collaborazione offerta dall’imputato e la sua inclusione in un programma di protezione speciale, segnali potenzialmente indicativi di una progressiva disaffiliazione dalla matrice criminale.
Dall’altro, ha evidenziato una residua pericolosità sociale, derivante dall’eccezionale gravità e dalla ferocia dei reati contestati: un omicidio premeditato, aggravato da circostanze che ne amplificano la dimensione criminosa.
L’omicidio di Antonio Natale si configura come un atto di violenza premeditato e sistematico.
La vittima fu deliberatamente adescata con l’inganno, condotta in un luogo isolato, per poi essere ripetutamente aggredita e il suo corpo lasciato in abbandono, esposto agli elementi.
La brutalità dell’atto, l’assenza di scrupoli nel sopprimere una giovane vita, emergono come fattori determinanti nella valutazione complessiva della pericolosità dell’imputato.
La decisione della Corte d’Assise non si è limitata a considerare l’omicidio di Natale, ma ha preso in esame la totalità degli illeciti attribuiti a Pacilio, ampliando il quadro della sua responsabilità penale.
Questo approccio riflette la volontà di garantire una risposta giudiziaria completa ed efficace, volta a tutelare la sicurezza pubblica e a deterrenza di comportamenti criminali.
In un recente comunicato, la famiglia di Antonio Natale, attraverso il loro legale, l’avvocato Gioacchino Genchi, ha espresso il desiderio di non alimentare una spirale di vendetta, ma di ottenere una giustizia piena ed equa.
Questa giustizia non può prescindere dalla commisurazione di pene proporzionate alla gravità dei reati commessi, dall’identificazione e punizione di tutti i responsabili, e dall’esclusione di qualsiasi forma di agevolazione che possa apparire come una ricompensa per collaborazioni che sollevano dubbi sulla loro autenticità.
La richiesta della famiglia di Natale si pone come un monito a privilegiare la ricerca della verità e della giustizia, escludendo qualsiasi compromesso che possa sminuire la gravità del crimine e il dolore delle vittime.
L’auspicio è che la giustizia penale, con la sua decisione, possa contribuire a lenire il dolore della famiglia e a ristabilire un senso di sicurezza nella comunità.






