La tragica vicenda di Paolo Piccolo, deceduto a seguito di un’aggressione subita all’interno del carcere di Bellizzi Irpino, si arricchisce di nuovi, inquietanti dettagli a seguito di un’indagine complessa e approfondita condotta dalla Squadra Mobile di Avellino e dal Nucleo Investigativo Carcerario.
Sette individui sono ora al centro dell’inchiesta, accusati di omicidio aggravato, in un contesto di violenza carceraria che si è manifestata come un vero e proprio raid punitivo, frutto di una sanguinosa faida tra bande rivali impegnate nel controllo del traffico di sostanze stupefacenti e di dispositivi elettronici proibiti.
I fatti che hanno portato alla morte di Piccolo risalgono al 22 ottobre 2024.
L’aggressione, descritta come brutalmente violenta, causò al giovane condizioni gravissime che lo condussero in ospedale.
Da lì, un lungo e straziante percorso in stato comatoso, protrattosi per quasi un anno, si è concluso con il decesso avvenuto tra il 17 e il 18 ottobre dello scorso anno.
L’inchiesta, meticolosamente orchestrata sotto la direzione della Procura di Avellino, ha permesso di ricostruire la dinamica degli eventi e di dipanare una rete di relazioni e motivazioni che si celavano dietro l’atto violento.
Già il 7 marzo era stata avviata una prima ondata di misure cautelari, undici in totale, nei confronti di agenti della Penitenziaria, accusati di minacce e sequestro di persona in relazione a un tentativo di omicidio precedentemente attribuito a loro carico.
Quattro degli indagati hanno optato per il rito abbreviato, sperando in una riduzione della pena.
Tuttavia, il 14 novembre 2025, il tribunale di Avellino, valutando la gravità complessiva delle responsabilità e la nuova prospettiva di un crimine più grave, ha disposto la restituzione del fascicolo alla Procura, guidata dal procuratore Domenico Airoma.
Questa decisione cruciale ha comportato la riqualificazione del reato da tentato omicidio ad omicidio aggravato, aprendo una nuova fase dell’indagine e segnando un punto di svolta nella ricerca della verità e della giustizia per Paolo Piccolo, vittima di una spirale di violenza che ha violato i principi fondamentali del sistema penitenziario.
L’aggravamento del capo d’imputazione riflette la consapevolezza della premeditazione e della coordinazione dietro l’atto che ha posto fine alla giovane vita, sollevando interrogativi profondi sulla sicurezza all’interno delle carceri e sulla necessità di interventi strutturali per prevenire simili tragedie.

