La tragica vicenda che ha scosso Paupisi, frazione del beneventano, si è dipanata in un macabro scenario, culminato nella scoperta di un’autovettura abbandonata in un uliveto di Ferrazzano, veicolo che ha tragicamente condotto gli inquirenti alla ricostruzione di un evento di inaudita ferocia.
Salvatore Ocone, protagonista di questa drammatica sequenza, è accusato dell’omicidio della moglie, Elisa Polcino, e del tentativo di omicidio dei suoi due figli, un evento che ha lasciato atterriti l’intera comunità.
La ricostruzione degli eventi, portata avanti dal procuratore Gianfranco Scarfò e corroborata dalle prime indagini dei Carabinieri, suggerisce un’azione premeditata e brutale.
Tra le prime ore del mattino di martedì, Ocone avrebbe colpito Elisa Polcino con un oggetto contundente di notevoli dimensioni, presumibilmente una pietra, per poi rivolgersi ai figli, infliggendo loro lesioni gravissime.
I corpi dei due minori sono stati poi trasportati, in circostanze ancora in via di accertamento, fino all’autovettura con la quale l’uomo si è allontanato, lasciando dietro di sé una scia di sangue che ha fornito elementi cruciali per le indagini.
Le tracce ematiche rinvenute sia all’interno dell’abitazione familiare sia nei pressi del veicolo, immediatamente scovato grazie al supporto aereo dei Carabinieri, hanno permesso di tracciare il percorso dell’uomo e di accelerare le operazioni di ricerca e soccorso.
La drammatica scoperta dei due figli, uno deceduto e l’altra in condizioni critiche, ha ulteriormente aggravato la gravità del crimine.
Durante gli interrogatori, Ocone ha tentato di giustificare il gesto, attribuendo alla moglie un comportamento “aggressivo e autoritario”.
Questa versione dei fatti, tuttavia, è in contrasto con le indagini in corso e con la necessità di comprendere le motivazioni profonde che hanno spinto l’uomo a compiere un atto così violento.
Un elemento chiave per comprendere il quadro complessivo della vicenda riguarda la storia clinica di Salvatore Ocone.
Le indagini hanno confermato che l’uomo era stato curato per psicosi croniche ed era stato sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) nel 2011.
Sebbene non siano stati riportati ulteriori episodi simili successivamente, la questione della sua condizione psichiatrica assume un’importanza cruciale nell’ambito delle indagini e solleva interrogativi sulla sua responsabilità e sulla possibile necessità di misure di sicurezza aggiuntive in passato.
La profilazione psicologica dell’uomo, attualmente in corso, mira a chiarire se la sua patologia abbia giocato un ruolo determinante nell’evento tragico e a delineare con maggiore precisione il contesto in cui si è verificato.
La comunità locale, sconvolta da un dolore indicibile, attende risposte e giustizia, mentre le indagini proseguono senza sosta per fare luce su una vicenda che ha lasciato un segno indelebile.

