Un tesoro nascosto emerge dal passato: Palazzo Iacovone, a Poggio Sannita, si appresta a celebrare il centenario di Antonio Pettinicchi con una mostra eccezionale, un evento che ridisegna il panorama dell’arte molisana e nazionale.
Curata dal giornalista Italo Marinelli, l’esibizione offre al pubblico un’inedita finestra sugli anni formativi del pittore, un periodo cruciale per la genesi del suo linguaggio artistico unico e profondamente personale.
Venti due opere, rispolverate dall’oblio e salvate dal rischio del macero grazie alla lungimiranza del padre di Domenico Iacovone, Giovanni, costituiscono il cuore pulsante della mostra.
Un ritrovamento che, come racconta lo stesso Domenico Iacovone, suscita un’emozione paragonabile alla scoperta di un patrimonio perduto, una testimonianza tangibile del valore intrinseco dell’arte, spesso sottovalutato o dimenticato.
La formazione di Pettinicchi, avvenuta tra le mura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, fu segnata da incontri fondamentali con figure di spicco come Emilio Notte e Lino Bianchi Barriviera.
Tuttavia, l’influenza che permea la sua produzione artistica è ben più ampia, attingendo a correnti europee e a maestri che hanno plasmato la storia della pittura moderna.
L’espressionismo tedesco, con la sua capacità di sondare l’animo umano e di distorcere la realtà per esprimere emozioni intense, si fonde con l’impegno sociale e la forza espressiva di Renato Guttuso, con la rigorosa costruzione volumetrica di Paul Cézanne e con la cruda introspezione di Francis Bacon. Il rapporto con Guttuso, in particolare, rappresentò un punto di svolta, un’ispirazione che portò Pettinicchi a confrontarsi con i temi cruciali della condizione umana, declinandoli attraverso un linguaggio pittorico di rara potenza e capacità evocativa.
La scelta di allestire la mostra nel frantoio ipogeo di Palazzo Iacovone non è casuale.
Questo spazio, uno dei pochi esempi di frantoio medievale rimasto integro nel Meridione, conferisce alla mostra un’atmosfera suggestiva e solenne, un richiamo al passato e alle radici del territorio molisano.
L’ambiente, avvolto dalla penombra e dal silenzio, amplifica l’impatto emotivo delle opere e invita il visitatore a un’esperienza contemplativa.
La mostra non si limita a una semplice esposizione di opere d’arte.
È un omaggio a un artista che ha saputo elevare il Molise a simbolo universale, trasformando la realtà locale in un linguaggio pittorico di portata globale.
La conferenza di chiusura, arricchita dalla presenza e dalle testimonianze del figlio dell’artista, promette di offrire spunti di riflessione e approfondimento sulla sua vita e sulla sua opera.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio calendario di eventi dedicati al centenario di Antonio Pettinicchi, un artista che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte italiana.
Un’occasione unica per riscoprire un talento straordinario e per celebrare un patrimonio culturale di inestimabile valore.

