Nove anni sono trascorsi da quando il Gran Sasso, con una furia inaudita, seppellì l’Hotel Rigopiano di Farindola sotto una massa di neve e detriti, un evento che il 18 gennaio 2017 segnò una pagina di dolore profondo nella storia italiana.
La comunità, i familiari e l’Italia intera si apprestano a commemorare, con solennità e raccoglimento, le vittime di quella catastrofe che spezzò la vita di 29 persone, lasciando un vuoto incolmabile nei cuori di chi le ha conosciute.
La commemorazione, come da tradizione, si svolgerà sul luogo stesso della tragedia.
Un corteo solenne, illuminato dalla luce tremula delle fiaccole, si dirigerà verso l’obelisco, simbolo di memoria e di speranza.
Seguirà l’alzabandiera, accompagnato dal suono struggente di una tromba, e la deposizione di fiori e corone, testimonianza tangibile del rispetto e dell’amore per chi non c’è più.
La successiva celebrazione religiosa, officiata tra le macerie, sarà animata dalla lettura dei nomi delle vittime, un elenco doloroso che evoca i volti, le storie, i sogni infranti.
Un gesto simbolico, l’offerta di 29 rose bianche, completerà il momento di preghiera e di ricordo.
L’orario delle 16:49, l’istante preciso in cui l’imponente valanga si abbatté sull’hotel, sarà scandito da un’emozione collettiva: il coro Pacini di Atri intonerà l’inno “Signore delle Cime”, mentre 29 palloncini bianchi verranno rilasciati verso il cielo, portando con sé un messaggio di pace e di speranza.
L’anniversario, tuttavia, è legato a un altro, complesso processo: quello giudiziario.
L’11 febbraio è attesa la sentenza dell’appello bis, in corso a Perugia, che mira a fare luce sulle responsabilità legate alla tragedia.
Il primo grado, celebrato a Pescara, aveva portato a cinque condanne e venticinque assoluzioni, mentre l’appello all’Aquila aveva inasprito le sentenze, portando il numero dei condannati a otto.
Un successivo intervento della Corte di Cassazione aveva annullato alcune delle condanne, riaprendo le posizioni di sei dirigenti regionali, alimentando un iter giudiziario prolungato e travagliato.
Il Pubblico Ministero di Perugia, Paolo Barlucchi, ha richiesto la conferma delle condanne per due dirigenti della Provincia di Pescara, l’allora sindaco di Farindola e un tecnico comunale, nonostante le accuse fossero state dichiarate prescritti dalla Cassazione.
Tuttavia, la prospettiva di una rideterminazione dei termini di prescrizione, basata sulle pene previste per i reati dolosi, introduce un elemento di incertezza.
La vicenda, purtroppo, potrebbe non concludersi con la sentenza di Perugia, con la concreta possibilità di ulteriori impugnazioni e un ritorno in Cassazione.
Ripercorrendo gli eventi di nove anni fa, è impossibile dimenticare la potenza devastante della natura: una valanga stimata tra le 120.000 tonnellate si è riversata sull’Hotel Rigopiano, riducendolo in frantumi.
In quel luogo, immerso nella maestosità del Gran Sasso, si trovavano 40 persone: 28 ospiti, tra cui quattro bambini, e dodici dipendenti, in quel che doveva essere un rifugio di pace e di riposo.
Solo undici persone, miracolosamente, riuscirono a sfuggire alla furia della valanga, portando con sé il peso di un ricordo indelebile e il dolore di una perdita incommensurabile.
La loro testimonianza rimane un monito imprescindibile, un appello alla responsabilità e alla vigilanza per evitare che simili tragedie si ripetano.

