A nove anni dalla devastante frana che inghiottì l’Hotel Rigopiano, un velo di malinconia e un senso di attesa, per quanto diluiti dal tempo, hanno permeato le commemorazioni in memoria delle 29 vittime.
Il ricordo, vivido e doloroso, si è materializzato in diverse località: Rigopiano, il luogo stesso del disastro, Chieti e Montesilvano, coinvolgendo una comunità intera ancora segnata da una ferita profonda.
Nonostante la pioggia incessante e il freddo pungente, circa un centinaio di persone si sono raccolte a Rigopiano, un numero che testimonia la resilienza e l’indissolubile legame con la montagna e con i propri cari perduti.
Tra loro, figure istituzionali di rilievo: la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, il sindaco di Farindola Luca Labricciosa, rappresentanti delle forze dell’ordine e, naturalmente, i membri del Comitato dei familiari delle vittime, custodi della memoria e portavoce di un lutto che non si placa.
Il sindaco di Farindola, in un intervento commovente, ha espresso un appello accorato, intriso di amarezza e frustrazione.
Le parole, pur cariche di emozione, hanno messo a nudo una realtà tangibile: un divario preoccupante tra le promesse e i risultati concreti.
La chiusura di attività commerciali, l’esodo silenzioso di intere famiglie, l’impoverimento sociale ed economico del territorio, sono segni inequivocabili di una ferita che fatica a cicatrizzarsi.
L’auspicio è che si tratti di un punto di svolta, un segnale forte e chiaro alle istituzioni, affinché si assumano la responsabilità di un impegno reale e duraturo.
La cerimonia ha assunto un significato simbolico e partecipativo.
Una fiaccolata silenziosa ha illuminato il sentiero della memoria, l’alzabandiera ha rappresentato un atto di rispetto e di speranza, l’intonazione solenne della tromba ha permeato l’aria di un senso di lutto condiviso.
La deposizione di fiori e corone, la celebrazione della messa, la lettura dei nomi delle vittime, accompagnata dall’offerta di 29 rose bianche, hanno contribuito a creare un’atmosfera di profondo cordoglio.
Il momento culminante è stato l’intonazione del canto “Signore delle Cime” da parte del coro Pacini di Atri, mentre 29 palloncini bianchi, portatori di sogni infranti, si sono librati verso il cielo, come un ultimo saluto.
L’attenzione ora è rivolta al futuro prossimo, all’11 febbraio, data prevista per la sentenza d’appello bis, un momento cruciale che potrebbe fare luce sulle responsabilità e contribuire, forse, a lenire il dolore di una comunità intera.
La speranza è che la giustizia faccia il suo corso, non solo per onorare la memoria delle vittime, ma anche per garantire che una tragedia simile non si ripeta mai più, e che le istituzioni si dimostrino finalmente all’altezza del proprio dovere verso il territorio e i suoi abitanti.
Il ricordo di Rigopiano deve rimanere un monito costante, un imperativo morale per un futuro più sicuro e responsabile.

