Il Teatro Verdi di Salerno ha vibrato, ospitando la ventiquattresima edizione del prestigioso Premio Salerno Danza, un appuntamento culturale di rilievo ideato da Corona Paone e Luigi Ferrone, sostenuto dal patrocinio della Regione Campania e dell’Amministrazione Comunale.
L’evento, più che una semplice celebrazione della danza, si configura come un crocevia generazionale, un’opportunità per artisti affermati e giovani talenti di incontrarsi, confrontarsi e condividere la passione per l’arte, il tutto permeato da un forte spirito di solidarietà testimoniato dal legame continuo con l’associazione Amici di Lola.
La serata ha visto alternarsi sul palco figure di spicco del panorama coreografico internazionale e nazionale.
Oxana Bondareva, étoile del Teatro Mariinskij, ha incantato con la sua maestria, mentre Anbeta Toromani e Alessandro Macario, insieme a Ernesto Lama, Aniello Palomba, la compagnia di Emma Cianchi e i promettenti allievi del Teatro San Carlo, hanno contribuito a creare un mosaico di espressioni artistiche di rara bellezza.
A impreziosire ulteriormente la serata, la presenza di Cristina Donadio, madrina dell’evento, che con le sue letture e interventi appassionati ha elevato il Gala a un livello di intensità emotiva ineguagliabile.
Un momento particolarmente toccante è stato il conferimento del Premio alla Carriera a Enrico De Martino.
L’introduzione di Cristina Donadio, che ha saputo destreggiarsi con delicatezza tra il ricordo del figlio Stefano e il riconoscimento dell’artista, ha preparato il terreno per un applauso liberatorio.
Il premio ha rappresentato non solo un riconoscimento alla sua brillante carriera da ballerino, ma anche una riflessione profonda sul percorso umano e professionale che lo ha condotto a quel momento.
Commosso, De Martino ha ripercorso la storia della sua amicizia con Luigi Ferrone, un legame forgiato sui palcoscenici italiani, ricordando con nostalgia le tournée condivise, inclusa un’esperienza significativa proprio al Teatro Verdi, in tempi antecedenti alla sua ristrutturazione.
Il racconto si è poi aperto a una verità intima e coraggiosa: la sua decisione di abbandonare la danza non è stata motivata dalla nascita di Stefano, come spesso si crede, ma dalla necessità di dimostrare la stabilità della sua relazione con la moglie agli occhi dei suoceri, e dalla conseguente ricerca di un’occupazione stabile, come auspicato dal suocero.
Questa scelta, seppur dolorosa, gli ha permesso di garantire un futuro al figlio, affinché potesse coltivare la passione che a lui era stata negata.
Le sue parole, semplici e sincere, hanno risuonato profondamente nel cuore del pubblico, che ha riconosciuto in lui non solo il padre di un artista di successo, ma un uomo capace di trasformare una rinuncia in un atto d’amore, un sacrificio compiuto per il bene del figlio.
L’applauso finale, prolungato e sentito, ha suggellato una serata che ha celebrato non solo la sublime bellezza del movimento, ma anche la forza intrinseca delle scelte umane, l’importanza della resilienza e l’amore incondizionato per l’arte.
A conclusione della serata, un messaggio inatteso è giunto sul cellulare di Luigi Ferrone: Stefano De Martino, visibilmente commosso, ha espresso la sua gratitudine per l’emozione suscitata, un sigillo di affetto e stima che ha coronato un evento indimenticabile, simbolo di continuità e di un legame indissolubile tra padre e figlio, tra passato e futuro della danza italiana.

