Un’ondata di provvedimenti disciplinari ha scosso il Partito Democratico di Caserta, segnando una netta linea di riallineamento interna in vista del congresso provinciale di gennaio.
La commissaria provinciale, Susanna Camusso, figura di spicco del mondo sindacale e precedente segretaria della CGIL, ha disposto l’espulsione di ventiquattro dirigenti ed ex amministratori, in un intervento che si configura come una profonda revisione delle dinamiche interne al partito.
L’iniziativa, anticipata dall’esclusione di Gennaro Oliviero – figura di rilevo precedentemente espulsa ma poi eletta con la lista “A testa Alta” dell’ex governatore Vincenzo De Luca – si è ora ampliata, coinvolgendo un numero significativo di esponenti locali.
La decisione, apparentemente motivata da una rigorosa applicazione del documento programmatico del Partito Democratico, che impone un sostegno leale ai candidati ufficiali, rivela una crescente preoccupazione per le divisioni e le divergenze interne che hanno caratterizzato il panorama politico locale.
Il provvedimento colpisce in modo particolare figure direttamente coinvolte nelle recenti vicende che hanno portato allo scioglimento della giunta guidata dal sindaco dem Carlo Marino, compromessa da accuse di infiltrazioni camorristiche.
Tra gli esclusi figurano ex assessori di primo piano come Anna Maria Sadutto e Vincenzo Battarra, quest’ultimo apertamente schierato con la lista “A testa Alta”, evidenziando una frattura profonda all’interno dell’amministrazione comunale.
Anche ex consiglieri, un tempo pilastri del partito a livello locale, sono stati oggetto di sanzioni, a testimonianza di un processo di ripulitura che mira a ristabilire un’unità di intenti e un allineamento ideologico.
La portata del provvedimento si estende a numerosi comuni della provincia, con specifici interventi a Marcianise, Castel Volturno e Mondragone.
A Marcianise, l’espulsione dell’ex segretario provinciale Dario Abbate rappresenta un segnale di discontinuità con le gestioni precedenti.
La decisione, unitamente alle espulsioni di altri esponenti comunali, riflette un’intenzione di rinnovamento e una volontà di allontanare figure potenzialmente compromettenti per la tenuta del partito.
L’azione di Susanna Camusso, se da un lato rafforza la leadership commissariale e impone una disciplina ferrea, dall’altro rischia di acuire le tensioni interne e di polarizzare ulteriormente il partito.
La vicenda, al di là delle immediate conseguenze politiche, solleva interrogativi più ampi sulla capacità del PD di Caserta di superare le divisioni, recuperare consenso e affrontare le sfide che attendono il territorio, segnato da una delicata situazione socio-politica e da una cronica carenza di leadership credibile.
L’operazione di “ripulitura” si configura, quindi, non solo come un atto disciplinare, ma come un tentativo di ridefinire l’identità politica del PD casertano in un momento cruciale per il suo futuro.

