Un’abile rete di criminalità organizzata, con radici a Napoli, sta mettendo a segno una sofisticata truffa ai danni di anziani, sfruttando la crescente fragilità emotiva e la fiducia indiscriminata di queste fasce vulnerabili della popolazione.
L’elemento distintivo di questa nuova strategia criminale risiede nella sua elevata capacità di personalizzazione e nella meticolosa simulazione di un’autorità ufficiale, che trascende il classico schema del “finto nipote in difficoltà”.
L’inganno si innesca con una telefonata, apparentemente proveniente da un comando delle forze dell’ordine.
La voce, accuratamente modulata e, in alcuni casi, capace di riprodurre con sorprendente accuratezza diversi accenti regionali – un dettaglio che suggerisce una preparazione pregressa e probabilmente l’utilizzo di tecniche di “voice acting” o di un addestramento specifico – informa la vittima che l’auto di proprietà del familiare, o comunque direttamente collegata a lei, è stata utilizzata per compiere una rapina in una gioielleria.
La tensione creata dalla notizia innesca un meccanismo di paura e urgenza.
I truffatori, abili manipolatori, sfruttano la naturale propensione dell’anziano a voler collaborare con le autorità e a dimostrare la propria innocenza.
La vittima viene quindi indotta a fornire prove della proprietà del veicolo e, soprattutto, a documentare il proprio patrimonio.
In particolare, si richiede di fotografare i gioielli custoditi in casa, giustificando la richiesta come necessario per escludere che siano parte del bottino rubato.
A questo punto entra in scena il secondo complice, che si presenta a domicilio spacciandosi per un agente delle forze dell’ordine incaricato di raccogliere i dettagli dei gioielli.
Viene predisposto un finto modulo di inventario, apparentemente necessario per dimostrare la proprietà e liberare il familiare da qualsiasi sospetto.
Mentre la vittima è impegnata nella compilazione del modulo, il finto agente, con una scusa pretestuosa, allontana l’anziano dalla stanza, consentendo al complice di impossessarsi dei gioielli.
L’abilità criminale non si ferma qui.
Mentre la vittima cerca i documenti o si reca in un’altra stanza, il complice al telefono continua a rassicurare, inventando una serie di giustificazioni per l’assenza del collega e invitando la vittima a recarsi presso una caserma o commissariato di polizia – spesso in una località distante dalla sua abitazione – per completare le formalità.
Una volta che la vittima si dirige verso la stazione di polizia, il truffatore interrompe la comunicazione, scomparendo con il bottino.
Le indagini condotte dalle forze dell’ordine hanno permesso di individuare e fermare una ventiduenne di origini campane, bloccata alla stazione centrale di Milano.
La giovane, pur non essendo in possesso dei gioielli sottratti alla vittima padovana, è attualmente accusata di truffa aggravata.
Tuttavia, questo successo non esclude la presenza di ulteriori complici e la persistenza della rete criminale, che continua a perfezionare le sue tecniche di manipolazione e ad adattarsi alle strategie di contrasto delle forze dell’ordine.
Si tratta di un fenomeno che richiede una maggiore sensibilizzazione delle comunità locali, un rafforzamento dei canali di comunicazione tra le forze dell’ordine e le famiglie, e una più ampia educazione alla prevenzione dei reati a danno delle fasce più vulnerabili della popolazione.







