“Definisci Antigone”: un’eco di resistenza nel teatro del nostro tempo.
Lo spettacolo di Carlo Cerciello, proposto dal Teatro Elicantropo di Napoli, non è una riproposizione fedele della tragedia sofoclea, bensì un’immersione stratificata nel mito, un’esplorazione della sua risonanza profonda nel presente tormentato.
Si tratta di un’indagine urgente, un atto politico che si fa forma artistica, nato da una frase agghiacciante: “Definisci bambino”.
Quella domanda, abietto tentativo di erigere una barriera linguistica per giustificare l’inimmaginabile, rivela il meccanismo perverso con cui il potere, per perpetuare la violenza, tenta di privare l’altro della sua umanità.
Lo spettacolo si fa portavoce di chi rifiuta questa svalutazione, di chi rivendica il diritto di non sottomettersi a definizioni che amputano la vita.
L’allestimento, che intreccia la voce di Sofocle con quella di Bertolt Brecht, Jean Anouilh, Yannis Ritsos e le testimonianze strazianti del medico palestinese Ezzideen Shehab, crea un tessuto drammaturgico complesso.
Il mito di Antigone, simbolo di disobbedienza civile e di sacra pietà familiare, si proietta sulla realtà del conflitto palestinese, un crogiolo di ingiustizie, sofferenze e negazioni.
Lo spettacolo non offre consolazione o redenzione; il suo intento è provocare, disturbare, scuotere il sonno della coscienza collettiva.
Cecilia Lupoli, nel ruolo di Antigone, incarna non un’eroina gloriosa, ma una figura fragile, profondamente umana, il cui atto di ribellione non nasce da ambizione o sete di grandezza, ma da un impulso elementare: riconoscere l’altro come degno di pietà, di rispetto, di dignità.
Serena Mazzei (Ismene), Imma Villa (Creonte) e Mariachiara Falcone (Guardia) delineano le diverse sfaccettature di un conflitto che trascende i confini del mito, interrogando lo spettatore sulle implicazioni morali della scelta tra obbedienza e dissenso, tra paura e responsabilità.
Lo spettacolo si configura come un potente monito contro l’indifferenza, un invito a non rimanere spettatori passivi di un mondo sempre più incline alla semplificazione e all’esclusione.
Antigone, ancora una volta, ci ricorda che il gesto più semplice, se compiuto con coraggio e coerenza, può rappresentare l’atto rivoluzionario più potente: seppellire un corpo, onorare un morto, riconoscere un bambino, sono azioni che riaffermano la nostra umanità di fronte all’orrore e alla disumanizzazione.
“Definisci Antigone” è un appello a non dimenticare, a non tacere, a riappropriarci del nostro diritto di essere umani, di essere soggetti politici responsabili del nostro tempo.

