Eduardo Scarpetta: Un Canzoniere Inesplorato tra Teatro e Anima NapoletanaPraiano, un gioiello incastonato sulla Costiera Amalfitana, apre le sue porte a un’immersione inedita nel mondo di Eduardo Scarpetta, il più grande commediografo napoletano dell’Ottocento.
La mostra “Qui canto io”, ospitata nella seicentesca cappella della Congrega del Rosario dal 4 ottobre al 31 dicembre, svela un aspetto poco conosciuto della sua figura: la sua produzione canora.
Un canzoniere vasto e sorprendente, composto da 214 brani, frutto di una ricerca sistematica condotta dalla Fondazione Bideri con l’avvallo scientifico dell’Istituto del Dramma Napoletano, diretto da Mariano d’Amora.
La mostra non si limita a esporre spartiti e documenti d’archivio; propone una vera e propria ricostruzione del contesto culturale e musicale in cui Scarpetta operò.
Il percorso espositivo si articola attorno alle 54 canzoni scritte dal drammaturgo, sia in italiano che in napoletano, inizialmente concepite come opere autonome, distinte dall’utilizzo scenico.
Predominano i temi amorosi, declinati in un registro sentimentale, ma si intravedono anche accenni di riflessione sociale e di critica pungente, presagi dell’acume e dell’ironia che contraddistingueranno la sua opera teatrale.
Un focus significativo è dedicato al rapporto di Scarpetta con Ferdinando Bideri, editore e mentore, che ne curò le prime raccolte, come “Canzoni napoletane” (1890) e “Pizziche e fuje”.
L’esposizione mette in luce anche la pubblicazione de “‘O mbriaco” (1894), un componimento che segna una rottura con i canoni espressivi tradizionali, introducendo una voce amaramente sarcastica che anticipa il tono di opere successive come “Totonno ‘e Quagliarella”.
La mostra illumina anche il ruolo della musica nella celebrazione delle feste di Piedigrotta, attraverso brani come quelli contenuti in “Canzoni napoletane Piedigrotta 1893” e la toccante “Non me toccà”, musicata dal figlio Vincenzo e premiata al concorso piedigrottesco del 1898.
Un omaggio speciale è riservato alla figlia Maria, a cui Scarpetta dedicò una serie di canzoni per i suoi primi compleanni, testimonianza di un affetto paterno sincero e profondo.
Il cuore dell’esposizione è costituito dai documenti dell’archivio Bideri, tra cui spicca lo spartito di “Na santarella”, un’autocelebrativa e ironica descrizione del trionfo di pubblico riscontrato durante la rappresentazione dell’omonima commedia, con un vivido quadro della scena al botteghino del Teatro Sannazaro.
La mostra approfondisce la pratica di Scarpetta, che spesso integrava nei suoi spettacoli canti di scena, spesso riscrivendo testi di composizioni altrui, come “Tarantelluccia” e “Comme facette mammeta”, o rielaborando “Surdate”.
Parallelamente, vengono presentati brani di altri autori, integrati nelle sue opere senza modifiche, a testimonianza della sua profonda conoscenza e amore per la tradizione canora napoletana: “Michelemmà”, “A la fenesta affacciate”, “Pusilleco Pusì”, e molti altri.
“Qui canto io” non si limita a una ricostruzione biografica e musicale, ma esplora le complesse dinamiche del mondo dello spettacolo napoletano dell’epoca, ripercorrendo le relazioni di Scarpetta con figure chiave come Ferdinando Russo e Salvatore Di Giacomo, la collaborazione con Rocco Galdieri e l’apprezzamento per artisti come Rodolfo Falvo e Giovanni Capurro.
La mostra si inaugura il 4 ottobre con un concerto della cantante Roberta Minieri e resterà aperta al pubblico fino al 31 dicembre, con ingresso gratuito.
Un’occasione unica per riscoprire un Eduardo Scarpetta poliedrico e innovativo, un artista che ha saputo coniugare la comicità e la malinconia, la tradizione e la modernità, lasciando un’impronta indelebile nella cultura napoletana.

