Lissner vs San Carlo: il Tribunale respinge il risarcimento

La vicenda giudiziaria che ha visto contrapporsi Stéphane Lissner, precedentemente Sovrintendente del prestigioso Teatro San Carlo di Napoli, e la Fondazione Teatrale San Carlo, si è conclusa con una sentenza significativa emessa dalla Sezione Lavoro del Tribunale di Napoli (sentenza n. 9512/2025, del 23 dicembre 2025).

Il provvedimento, redatto dalla giudice monocratica Clara Ruggiero, determina la cessazione della materia del contendere in merito alle istanze di Lissner volte a contestare la risoluzione anticipata del contratto a tempo determinato che lo legava alla Fondazione.

Parallelamente, il Tribunale ha rigettato integralmente le pretese risarcitorie avanzate dall’ex Sovrintendente, suggellando una fase complessa di contrasti legali.

La decisione si inserisce in un quadro normativo e fattuale che ha profondamente segnato il rapporto tra Lissner e l’istituzione teatrale.

L’introduzione di una disposizione legislativa che estende il limite di età settantenne anche ai dirigenti di s.
p.

a.
di interesse pubblico, inclusi i manager stranieri come Lissner, ha rappresentato un elemento cruciale che ha contribuito alla sua uscita dalla guida del Teatro San Carlo.

Questa scelta legislativa, percepita da Lissner come una motivazione indiretta per la sua rimozione, ha innescato una serie di azioni legali volte a tutelare i propri diritti e a ottenere un equo risarcimento.

Il ricorso presentato da Lissner nel 2023 mirava a ottenere dalla Fondazione Teatrale San Carlo il pagamento di un indennizzo pari a 420.000 euro, corrispondente alle retribuzioni maturate fino alla data effettiva della cessazione del rapporto di lavoro.

La richiesta di risarcimento si fondava sulla convinzione di aver subito un danno economico derivante da un trattamento illegittimo e discriminatorio, legato all’applicazione retroattiva del nuovo limite di età.

La decisione del Tribunale, tuttavia, ha respinto tale pretesa, indicando implicitamente che la normativa applicata non comportava, nel caso specifico, un’illegittimità tale da giustificare un risarcimento economico.
L’interpretazione della legge da parte del giudice ha privilegiato la legittimità dell’azione amministrativa della Fondazione, ritenendo che la norma si applicasse in maniera conforme ai principi di diritto.
Questo verdetto solleva interrogativi più ampi sulla tutela dei diritti dei manager stranieri in Italia, sull’applicazione retroattiva delle leggi e sulla delicatezza del rapporto tra autonomia artistica e vincoli amministrativi che gravano sulle istituzioni culturali di eccellenza.
La vicenda Lissner, pertanto, non si esaurisce in una semplice disputa contrattuale, ma si configura come un caso emblematico che riflette tensioni e complessità presenti nel sistema culturale italiano.

L’esito giudiziario, seppur favorevole alla Fondazione, lascia aperta la questione della legittimità percepita da figure apicali chiamate a gestire patrimoni e talenti in contesti sempre più complessi e soggetti a cambiamenti normativi repentini.

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