Il conflitto istituzionale che avvolge il Teatro di San Carlo si intensifica, con il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e presidente della Fondazione, formalmente opponendosi alla nuova nomina di Fulvio Adamo Macciardi a soprintendente del prestigioso teatro.
La decisione, sancita da un decreto ministeriale firmato dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, riaccende la polemica e prepara il terreno per una battaglia legale davanti al Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, con udienza fissata per il 3 settembre.
La disputa trascende la mera questione della successione al ruolo di soprintendente, sollevando interrogativi più ampi sulla governance culturale, l’autonomia delle istituzioni artistiche e il rispetto delle procedure amministrative.
L’atto di impugnazione, già presentato, si arricchisce ora di ulteriori argomentazioni, amplificando le ragioni contestate.
Il fulcro della contestazione risiede nella presunta illegittimità formale della delibera del 26 agosto, con la quale il Comitato di Vigilanza (Cdi) – composto dai membri designati dal governo e dal rappresentante regionale – ha riconfermato Macciardi.
Il nodo cruciale, come evidenziato dall’amministrazione comunale, è la mancata inclusione della discussione e della votazione relativa alla nomina del soprintendente tra i punti all’ordine del giorno della riunione del Cdi.
Questa omissione, a detta del sindaco Manfredi, comprometterebbe la validità della decisione, rendendola viziata da un difetto procedurale di non trascurabile rilevanza.
La vicenda, lungi dall’essere una semplice querelle burocratica, riflette una più ampia tensione tra l’amministrazione comunale, che rivendica un ruolo centrale nella gestione del patrimonio culturale napoletano, e il Ministero della Cultura, che esercita le proprie prerogative di supervisione e nomina.
La conferma di Macciardi, a distanza di tempo dalla prima nomina contestata, suggerisce una volontà ministeriale di rafforzare la propria posizione e di superare le resistenze locali.
La battaglia legale che si prospetta sarà complessa, con il Tar chiamato a valutare non solo la regolarità formale della procedura, ma anche la legittimità degli interessi contrapposti in gioco.
Il caso solleva, in ultima analisi, questioni fondamentali sul ruolo delle istituzioni culturali, l’equilibrio tra autonomia artistica e controllo pubblico e la necessità di garantire trasparenza e correttezza nelle decisioni che riguardano il patrimonio artistico e culturale di una città come Napoli, custode di un’eredità millenaria e di un’identità culturale unica.
Il futuro del San Carlo, e con esso la credibilità del sistema di governance culturale nazionale, dipendono in gran parte dall’esito di questa controversia.