L’auspicio di una netta separazione tra le carriere magistratura e avvocatura non rappresenta un’opzione ideologica, bensì una conclusione ragionata, maturata attraverso un percorso professionale pluridecennale.
Questa affermazione, pronunciata da Antonio Di Pietro in occasione di un incontro pubblico organizzato dalla Fondazione Einaudi a Napoli, si inserisce nel più ampio dibattito sulla riforma Nordio, e si fonda su un’analisi approfondita delle dinamiche che governano il sistema giudiziario italiano.
L’esperienza di Di Pietro, che ha ricoperto ruoli cruciali sia nell’organico della magistratura che nelle forze di polizia, gli ha permesso di osservare, da molteplici prospettive, le criticità derivanti dall’attuale sistema.
Non solo come magistrato, ma anche come testimone diretto di vicende processuali, come parte lesa, civile, indagata e imputata, ha percepito l’impatto di una condivisione di percorso formativo e professionale tra le due funzioni.
Il nucleo del ragionamento è semplice, ma profondo: l’oggettiva garanzia di terzietà del giudice si rafforza significativamente quando il suo percorso professionale è distinto e autonomo rispetto a quello dell’avvocato.
La condivisione di un percorso concorsuale, di valutazioni disciplinari e di processi di selezione per posizioni di leadership crea, inevitabilmente, potenziali conflitti di interesse, seppur latenti, che possono minare la fiducia nell’imparzialità della giustizia.
La riforma, quindi, non mira a creare una divisione artificiale, ma a delineare confini chiari e professionali, assicurando che chi giudica non abbia precedentemente operato dall’altra parte, evitando così possibili influenze, consuetudini o addirittura personalismi che potrebbero inficiare la decisione.
Si tratta di un atto di tutela per il cittadino, che ha diritto a un giudice imparziale e indipendente, e per la stessa magistratura, che ne esce rafforzata, liberata da ombre e dubbi.
La riforma non rappresenta quindi una rottura, ma un’evoluzione necessaria per garantire un sistema giudiziario più efficiente, trasparente e credibile, rispondente alle esigenze di una società sempre più attenta ai principi di equità e giustizia.
La separazione delle carriere si configura come un investimento nel futuro della giustizia italiana, un passo fondamentale per ripristinare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e per consolidare lo stato di diritto.

