La gravità degli eventi del 16 giugno scorso alla casa circondariale di Terni impone un intervento immediato e radicale, come richiesto con urgenza dai sindacati Sappe, Sippe, Sinappe e Fns Cisl. La protesta sfociata in una vera e propria rivolta, caratterizzata da atti di violenza e aggressioni nei confronti del personale di polizia penitenziaria, ha messo a nudo una situazione di profonda criticità strutturale e gestionale che non può essere più ignorata.L’episodio, che ha visto i detenuti impossessarsi del controllo della sezione H, destinata alla media sicurezza, ha comportato un sequestro di un agente di vigilanza, il quale, fortunatamente, si è rifugiato in una postazione di servizio, sebbene questa non garantisse una sicurezza assoluta, dato che l’iniziatore della rivolta tentava di danneggiare le vetrate. La liberazione dell’agente ha richiesto l’intervento di numerosi colleghi, che hanno subito contusioni e lesioni, con un vicesovrintendente che ha riportato una ferita alla testa con una prognosi di dieci giorni.I danni materiali arrecati sono estesi e profondi, ben oltre la mera distruzione di beni: il sistema di videosorveglianza è inagibile, l’impianto elettrico è stato completamente sabotato, privando la sezione dell’illuminazione, l’impianto antincendio è inutilizzabile, l’acqua è stata utilizzata per allagare aree comuni, gli ascensori e il sistema di riscaldamento sono fuori servizio, i vetri delle finestre e delle postazioni di servizio sono stati distrutti, il quadro comandi dei cancelli delle camere detentive è stato compromesso, e dispositivi di sorveglianza e computer sono stati lanciati e danneggiati. Questi atti non sono semplici danneggiamenti, ma un chiaro messaggio di sfida all’autorità e un attacco diretto alla sicurezza del personale penitenziario.Le sigle sindacali denunciano con forza che, a seguito di questi eventi, non è più possibile garantire le normali misure di ordine e sicurezza all’interno della sezione H, né assicurare condizioni di lavoro dignitose per il personale di vigilanza. La situazione è diventata insostenibile e pericolosa, esponendo gli agenti a rischi concreti per la loro incolumità fisica e psicologica.La crisi di Terni si inserisce in un quadro più ampio di sovraffollamento e carenze strutturali che affliggono il sistema penitenziario umbro e nazionale. La casa circondariale, progettata per una capienza di 420 detenuti, attualmente ne ospita circa 600, di cui una significativa percentuale (90) è detenuta in regime di ordine e sicurezza, mentre circa 130 necessitano di assistenza psichiatrica. Questa compresenza di detenuti con problematiche diverse, in un contesto di sovraffollamento, amplifica i rischi di tensioni e disordini.La richiesta di sfollamento immediato della sezione H non è solo una questione di sicurezza, ma una necessità impellente per scongiurare il rischio di ulteriori violenze e per ripristinare un ambiente detentivo più umano e sicuro. È imperativo che le autorità competenti intervengano con tempestività, non solo garantendo l’immediato sfollamento della sezione H, ma anche avviando un piano complessivo di riforma del sistema penitenziario, che preveda l’adeguamento delle strutture, l’aumento del personale, il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e il potenziamento dei servizi di assistenza psicologica e riabilitativa. La sicurezza del personale penitenziario e il rispetto dei diritti dei detenuti sono due facce della stessa medaglia, e richiedono un impegno concreto e condiviso da parte di tutti gli attori coinvolti.
Rivolta a Terni: Casa circondariale sotto shock, chiesto sfollamento sezione H
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