Durante i festeggiamenti della Madonna di Buonriposo a Calascibetta, un atto di violenza inaudita ha scosso la comunità ennese: un minorenne è stato vittima di un’aggressione brutale per mano di un gruppo di giovani.
L’episodio, avvenuto nella prima luce dell’alba dell’8 settembre, intorno alle 4:00, è rimasto inizialmente sommerso, emergendo solo a distanza di tempo grazie alla denuncia dei genitori.
La dinamica, ricostruita con difficoltà, descrive un pestaggio sistematico e deliberato.
Il giovane, in compagnia di un’altra ragazza, si trovava in un boschetto adiacente alla piazza centrale, luogo tradizionale della celebrazione religiosa.
L’aggressione non si è limitata a pugni e calci, ma ha incluso anche atti di profonda degradazione, come l’applicazione di mozziconi di sigaretta sulla pelle, insulti e sputi, segnando l’episodio con una carica di violenza fisica e psicologica.
Le lesioni riportate dal minore, giudicate guaribili in 21 giorni, testimoniano la ferocia dell’atto.
Particolarmente grave è stato il trauma alla mandibola, che ha costretto il ragazzo a un’alimentazione liquida, a base di omogeneizzati, per diversi giorni, evidenziando la serietà delle conseguenze fisiche.
Immediata la reazione delle autorità: i Carabinieri hanno avviato un’indagine approfondita, raccogliendo testimonianze e analizzando le immagini provenienti dalle telecamere di sicurezza presenti nella zona, nel tentativo di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e di identificare i responsabili.
Un aspetto particolarmente toccante è stato il tentativo di mediazione da parte di alcuni genitori, giunti a porgere le proprie scuse.
Il padre della vittima, egli stesso avvocato, ha espresso comprensione, sottolineando come l’episodio possa essere stato frutto di una perdita di controllo da parte dei giovani, senza però minimizzare la gravità della situazione.
L’affermazione, carica di amarezza e al contempo di speranza in una possibile riappacificazione, pone l’accento su un problema più ampio: la responsabilità genitoriale e la necessità di educare i giovani al rispetto delle regole e alla gestione costruttiva delle proprie emozioni.
L’aggressione di Calascibetta non è solo un fatto di cronaca, ma un campanello d’allarme che risuona in una società segnata da derive violente e dalla difficoltà di promuovere valori come l’empatia, la tolleranza e la pacifica convivenza.
L’episodio solleva interrogativi cruciali sulla formazione delle nuove generazioni, sul ruolo della famiglia e della scuola nella trasmissione di modelli positivi e sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione e contrasto alla criminalità minorile.

