La recente seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) si è conclusa con un clima di tensione e con un esito che consolida la posizione del Presidente della Regione, Renato Schifani.
La mozione di sfiducia presentata da un ampio schieramento dell’opposizione, composto dai partiti Pd, M5s e Controcorrente, non è stata accolta, evidenziando la tenuta della maggioranza di governo.
La discussione, a tratti accesa, si è svolta sotto la presidenza pro tempore di Gaetano Galvagno (Fdi), un incarico reso particolarmente delicato da un evento che ha segnato profondamente la giornata: la comunicazione, a pochi istanti dall’inizio dei lavori, della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Palermo, per accuse che investono il Presidente Galvagno stesso in relazione a reati di corruzione, peculato, truffa e falsità ideologica.
Questa circostanza ha inevitabilmente influenzato la dinamica dell’assemblea, generando un mix di formalità istituzionale e consapevolezza della gravità della situazione.
Il voto si è diviso in modo netto.
Ventitrè deputati del Movimento 5 Stelle, insieme ai rappresentanti del Partito Democratico e all’onorevole Ismaele La Vardera, si sono schierati a favore della mozione, seguiti dai tre esponenti di Sud chiama Nord, coerentemente con le dichiarazioni precedenti del leader Cateno De Luca, che avevano preannunciato un voto di fiducia all’alternativa politica.
La maggioranza, composta da forze politiche di centrodestra, ha espresso un solido fronte compatto, con quarantuno deputati che hanno espresso il loro voto negativo alla mozione.
L’assenza di voto di alcuni esponenti di spicco del centrodestra – Carmelo Pace (Dc), Fabrizio Ferrara (Fdi) e Alessandro De Leo (Fi) – ha generato ulteriori speculazioni e interpretazioni, aggiungendo un ulteriore strato di complessità al quadro complessivo.
La loro scelta, sebbene formalmente giustificata da motivi personali o procedurali, non ha fatto che contribuire ad amplificare il senso di incertezza che gravava sull’assemblea.
Questo episodio sottolinea le fragilità intrinseche del sistema politico siciliano, caratterizzato da una dialettica continua tra accuse, difese e questioni etiche che spesso offuscano il dibattito istituzionale.
La richiesta di rinvio a giudizio del Presidente Galvagno, contestualmente al voto sulla mozione di sfiducia al Presidente Schifani, pone interrogativi fondamentali sulla capacità del sistema giudiziario e politico di operare in maniera autonoma ed efficace, garantendo al contempo la stabilità e la legittimità delle istituzioni regionali.
L’esito positivo per Schifani, pur consolidando la sua posizione, non cancella la necessità di un profondo ripensamento del ruolo e delle responsabilità dei rappresentanti eletti, in un contesto in cui la fiducia dei cittadini appare sempre più erosa.







