La furia del mare, incarnata dal ciclone Harry, ha lasciato un solco profondo nel tessuto delle comunità costiere della diocesi di Acireale, un lutto che va ben oltre la semplice distruzione materiale.
Dalle spiagge di Fondachello fino alle coste di Cannizzaro, un’incredibile violenza si è abbattuta su abitazioni, attività produttive, veicoli, imbarcazioni e, in alcuni casi drammatici, anche su luoghi di culto, simboli della fede e punti di riferimento spirituale per intere generazioni.
Il vescovo Antonino Raspanti, testimone diretto di tale devastazione, ha espresso un profondo senso di partecipazione al dolore delle popolazioni colpite, sottolineando l’importanza di un’azione sinergica tra le istituzioni – Stato, Regione e Comuni – per avviare interventi di ricostruzione tempestivi ed efficaci.
Non si tratta solo di ripristinare infrastrutture danneggiate, ma di ricostruire la fiducia e la speranza che la forza della natura ha temporaneamente offuscato.
Il quadro che si è presentato al presule è stato quello di un paesaggio ferito, dove la precarietà dell’esistenza umana si è manifestata con cruda evidenza.
Case private, ridotte a gusci vuoti, testimoniano la fragilità del nostro insediamento sul territorio, mentre le attività commerciali, pilastri economici e sociali delle comunità, sono state duramente colpite, minando il sostentamento di molte famiglie.
Il dolore è palpabile, impresso nei volti dei residenti che hanno visto in poche ore il loro lavoro, la loro casa, il loro futuro, trascinati dalle onde.
In questo momento di profonda sofferenza, la Chiesa, sentendo un dovere morale e spirituale, si fa carico del dolore delle comunità, offrendo una presenza concreta e un sostegno incondizionato.
Il messaggio che giunge dal presule è quello di speranza, un invito a trovare la forza interiore e il coraggio per affrontare le sfide che si profilano all’orizzonte, ripartendo con determinazione e resilienza.
L’incontro con i parroci, i rappresentanti delle istituzioni locali e, soprattutto, con le vittime dirette, ha permesso al vescovo di trasmettere un segnale di vicinanza e solidarietà, ascoltando le loro storie e condividendo il loro dolore.
Si tratta di un’esperienza umanamente ricca, che rafforza la consapevolezza della necessità di una comunità coesa e solidale, capace di superare le avversità e di ricostruire un futuro migliore.
La presenza del vescovo, come guida spirituale e punto di riferimento per le comunità, vuole essere un faro di speranza, un segno tangibile della fede e della capacità di rialzarsi anche dopo le tempeste più violente, consapevoli che la ricostruzione non è solo materiale, ma soprattutto morale e spirituale.







