L’Etna, il gigante vulcanico che domina la Sicilia, continua a manifestare una persistente attività effusiva, innescata il 1° gennaio nelle zone eruttive dell’alta Valle del Bove.
Le osservazioni, frutto del costante monitoraggio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Osservatorio Etneo di Catania, delineano un quadro di attività contenuta, ma tutt’altro che quiescente.
Le immagini acquisite dalle telecamere di sorveglianza installate a Monte Cagliato rivelano una sequenza continua di bagliori notturni, indicatori di processi magmatici in corso all’interno del vulcano.
Un sopralluogo effettuato dal personale INGV-OE nel teatro eruttivo ha confermato la presenza di flussi lavici attivi nei pressi del Monte Simone, suggerendo un continuo apporto di magma alla superficie.
Il fronte più avanzato di questi flussi si estende fino a quote attorno ai 1.900 metri, mentre un altro, orientato verso est, raggiunge l’altitudine di poco sotto i 2.000 metri.
Un aspetto significativo è la stabilizzazione e il raffreddamento del fronte lavico più a valle, quello formatosi nelle ultime settimane, indicativo di una progressiva diminuzione della velocità di avanzamento.
Nonostante l’assenza di esplosioni sonore rilevabili dai crateri sommitali, l’attività fumarolica è attiva, con emissioni di gas osservate dai crateri Sud-Est, Nord-Est e Voragine, fenomeni tipici delle fasi post-eruttive.
Questi degassamenti sono il risultato della liberazione di gas disciolti nel magma, un processo che contribuisce all’alterazione del paesaggio vulcanico.
L’analisi sismica rivela un quadro di tremore vulcanico caratterizzato da ampiezza media contenuta, oscillante tra valori bassi e medi, suggerendo una riduzione dell’intensità dell’attività magmatica sottostante.
Parallelamente, i dati provenienti dalla rete GNSS-HF (Global Navigation Satellite System – High Frequency) non evidenziano variazioni significative nella deformazione del suolo, indicando una relativa stabilità del vulcano.
Nonostante l’apparente pausa nell’attività eruttiva, che potrebbe indurre a una percezione di calma, il rischio per l’aviazione (VONA – Volcanic Observatory Notice for Aviation) rimane elevato, classificato come arancione, il terzo livello di allarme su quattro.
Questa precauzione riflette la potenziale emissione di ceneri vulcaniche, che rappresentano un pericolo per la navigazione aerea.
Fortunatamente, al momento, l’operatività dell’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania non è compromessa, testimoniando l’efficacia dei sistemi di monitoraggio e delle procedure di sicurezza.
In sintesi, l’Etna continua a fornire segnali di attività vulcanica, richiedendo un monitoraggio costante e una vigilanza continua per comprendere l’evoluzione dei processi in corso e mitigare i potenziali rischi associati a un vulcano attivo di tale portata.
L’apparente calma non deve indurre a sottovalutare la sua natura dinamica e imprevedibile.






