Etna, Capodanno 2026: risveglio inatteso e colata lavica

La notte di Capodanno 2026, l’Etna ha manifestato un risveglio inatteso.

Intorno alla mezzanotte, i sensori termici a bordo dei satelliti hanno rilevato anomalie di calore significative nel settore orientale del vulcano, preludio a una nuova fase eruttiva.

Le immagini satellitari successive hanno confermato la nascita di un flusso lavico nella remota Valle del Bove, precisamente nelle immediate vicinanze del monte Simone, a un’altitudine di circa 2100 metri.
L’evento, descritto dal vulcanologo dell’INGV-OE di Catania, Boris Behncke, si è manifestato attraverso la frattura di una zona eruttiva che ha dato origine a diverse bocche emissive.
Queste bocche, situate in prossimità del cono di Monte Simone – testimone di un’eruzione pregressa tra il 1811 e il 1812 – hanno innescato una colata lavica che, in rapida discesa, ha raggiunto quote inferiori, attestandosi a circa 1580 metri sul livello del mare.

Si tratta di un’eruzione laterale, caratterizzata da un regime effusivo silenzioso, il che la rende particolarmente suggestiva per la sua apparente placidità.
L’effetto visivo, osservato dai versanti orientali dell’Etna, è quello di una colata lavica sorprendentemente bassa e vicina ai centri abitati di Milo e Fornazzo.
Fortunatamente, la distanza dal fronte avanzato è ancora considerevole, circa 5 km da Fornazzo e 5,5 km da Milo, distanze che rappresentano una barriera significativa per una colata in movimento, soprattutto una volta che abbia guadagnato velocità.

La particolarità dell’evento risiede nel fatto che l’inizio dell’eruzione è rimasto inosservato sia dagli abitanti locali che dai sistemi di monitoraggio, inclusi quelli dell’INGV e quelli privati.
Una densa copertura nuvolosa ha celato il fianco orientale del vulcano, rendendo invisibile l’attività eruttiva fino al crepuscolo.

Solo allora, il bagliore intenso della lava, visibile attraverso alcune webcam, tra cui quella dell’INGV a Vulcano, ha rivelato la portata dell’evento.
L’attività eruttiva non si limita alla semplice emissione di lava.

Boris Behncke ha rilevato, attraverso l’analisi delle immagini e la ricerca di elementi di riferimento, che almeno due delle bocche emissive presentano un’attività di “spattering”, ovvero il lancio di brandelli di lava incandescente in aria, raggiungendo altezze di diversi metri.
Questo fenomeno, sebbene non violento come un’esplosione, contribuisce a rendere lo spettacolo eruttivo ancora più suggestivo.

L’eruzione dell’Etna rappresenta un esempio lampante della sua natura dinamica e imprevedibile.

Il precedente quadro di attenuazione del tremore vulcanico e la diminuzione dei segni di attività esplosiva ai crateri sommitali (con sporadici sbuffi di cenere provenienti dai crateri Bocca Nuova e Nord-Est) contrastano nettamente con l’improvvisa nascita di questa nuova colata lavica, giunta a pochi giorni di distanza dai parossismi al cratere Nord-Est del 27 dicembre.

Un promemoria della potenza intrinseca e del fascino inesauribile di questo vulcano iconico.

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