Hotel Excelsior: Rinvio a giudizio per circonvenzione di incapace

La vicenda che coinvolge la famiglia Ponte, erede di un significativo patrimonio immobiliare e commerciale, in particolare dell’Hotel Excelsior di Taormina, si articola in un complesso intreccio di accuse legali, dinamiche familiari e questioni di capacità giuridica.

Il Giudice per le Indagini Preliminari di Catania, Giuseppina Montuori, ha recentemente rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, ordinando il rinvio a giudizio di Letizia La Tona e Maria Rosa Castorina, rispettivamente vedova e cognata dell’imprenditore Enzo Ponte, sotto l’ipotesi di reato di circonvenzione di incapace.
La vicenda prende avvio da una spirale di lutti e cambiamenti che hanno profondamente segnato la vita di Enzo Ponte.
La perdita del figlio Paolo, prematuramente scomparso e con esso un ramo della famiglia, ha lasciato un vuoto che si è poi intrecciato con il successivo decesso della prima moglie.
Il nuovo matrimonio con Letizia La Tona, seguito a breve distanza, e l’assunzione di Maria Rosa Castorina, vedova del figlio defunto, all’interno dell’hotel di famiglia, costituiscono il tessuto con cui si dipana la successiva controversia ereditaria.

L’elemento cardine della vicenda risiede nel progressivo deterioramento cognitivo di Enzo Ponte, diagnosticato con demenza senile.

Nel 2013, l’imprenditore ha perso gradualmente la capacità di intendere e di volere, un dato cruciale che ha portato i figli, Roberto e Rosetta, a richiedere e ottenere la dichiarazione di “circonvenibilità” del padre nel 2017.
Questo status legale ha l’obiettivo di proteggere una persona incapace di gestire i propri affari da manipolazioni o abusi.
Il fulcro della disputa si concentra sull’atto di testamento redatto il 6 ottobre 2016, data in cui, secondo l’accusa, Ponte si trovava in uno stato di totale compromissione delle facoltà mentali.

Questo testamento, sconosciuto ai figli fino alla morte del padre nel 2023, abroga il precedente, modificando significativamente le disposizioni testamentarie e, implicitamente, la distribuzione dell’eredità.
La scoperta di questo atto ha innescato un doppio percorso legale: un procedimento penale volto ad accertare la responsabilità di circonvenzione e un giudizio civile per contestare la validità del testamento stesso.
La decisione del gip Montuori, che ha superato l’opposizione della Procura e accolto l’istanza di riesame presentata dai figli, si fonda su un’analisi approfondita degli elementi probatori disponibili.
Il magistrato evidenzia un quadro di marcata sottomissione di Enzo Ponte nei confronti della moglie, un rapporto che, secondo la ricostruzione, renderebbe altamente improbabile che l’imprenditore si sia recato volontariamente in uno studio notarile, agendo in piena libertà di volontà e senza il consenso dei propri eredi.
Le manovre imputate alle due donne, secondo il gip, sarebbero state motivate da interessi economici convergenti: un incremento della quota ereditaria destinata alla vedova e la salvaguardia della governance dell’Hotel Excelsior, in capo alla nuora.
L’ordinanza di rinvio a giudizio apre ora una fase processuale in cui sarà necessario accertare la sussistenza del reato di circonvenzione e, di conseguenza, la validità del testamento contestato, mettendo in luce le delicate questioni legate alla protezione della capacità giuridica e alle dinamiche familiari in contesti di fragilità cognitiva.

Il caso Ponte rappresenta, pertanto, un esempio paradigmatico di come la vulnerabilità di una persona possa essere sfruttata a fini patrimoniali, sollevando interrogativi cruciali sull’etica e sulla responsabilità nel contesto delle relazioni familiari e delle successioni ereditarie.

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