L’acqua, risorsa vitale e patrimonio comune, è stata oggetto di un’inusuale e premeditata sottrazione perpetrata nel territorio di Camastra e Naro, in provincia di Agrigento.
Un impiegato comunale, uomo di sessantadue anni, ha sfruttato la sua posizione all’interno dell’amministrazione per compiere una serie di prelievi non autorizzati da una fontana pubblica, destinata al servizio della collettività, in via Petruzzella a Camastra.
L’acqua sottratta veniva successivamente trasportata, attraverso un autobotte, presso un’abitazione situata in via Colapuma, a Naro, con la deliberata intenzione di lucrare su un servizio pubblico.
L’accusa non si concentra su un mero atto di furto, ma rivela una pianificata attività illecita che comprometteva la funzionalità di un servizio essenziale.
L’impiegato, pur essendo in servizio presso l’ufficio comunale, si assentava ingiustificatamente per dedicarsi a questa attività remunerata, configurando un abuso di potere e una profonda compromissione della fiducia riposta nell’amministrazione pubblica.
La condotta, ripetuta nel tempo e volta a generare un profitto personale, assume una connotazione di gravità che trascende la semplice sottrazione di beni.
Le indagini, condotte con scrupolosa professionalità dai carabinieri della stazione di Camastra, supportati dai colleghi di Naro, hanno permesso di ricostruire l’intera dinamica, raccogliendo elementi di prova che hanno portato alla denuncia dell’impiegato alla Procura della Repubblica di Agrigento.
Le accuse contestate, che riflettono la complessità del quadro accertato, comprendono il furto aggravato, che tiene conto della modalità e del premedito dell’azione; l’esercizio abusivo di una professione, in quanto l’attività di fornitura di acqua può essere considerata una forma di commercio non autorizzata; e, infine, la frode in commercio, che evidenzia l’inganno perpetrato nei confronti della collettività e la manipolazione di un servizio pubblico a fini di lucro.
Questo episodio solleva interrogativi non solo di natura penale, ma anche di natura etica e amministrativa, evidenziando la necessità di rafforzare i controlli e promuovere una cultura della legalità e della trasparenza all’interno delle istituzioni pubbliche, al fine di tutelare il bene comune e garantire un accesso equo e sostenibile alle risorse naturali.
L’episodio rappresenta una ferita alla fiducia dei cittadini e un campanello d’allarme per l’intera comunità.








