Influenza in Sicilia: Ospedali al collasso, emergenza sanitaria

L’ondata influenzale in corso sta mettendo a dura prova il sistema sanitario siciliano, manifestando un’intensità e una prevalenza che superano i livelli stagionali abituali.

I pronto soccorso delle principali strutture ospedaliere dell’isola, da Catania a Palermo e Messina, stanno registrando un incremento significativo degli accessi, con un impatto notevole sulle risorse e sulla capacità di garantire un’assistenza tempestiva.

I dati preliminari indicano un’impennata che varia dal 25% al 40% in più di accessi rispetto alla media, spesso correlata a complicanze respiratorie, soprattutto in pazienti anziani con pre-esistenti condizioni croniche come diabete e broncopatia.

Questo scenario si traduce in un aumento dei ricoveri, con una pressione particolare sulle unità di terapia intensiva e di osservazione breve intensiva.

Il pronto soccorso pediatrico del Cannizzaro di Catania è particolarmente sotto pressione, con un flusso continuo di bambini affetti da polmonite, insufficienza respiratoria acuta e febbre persistente, scarsamente responsiva agli antipiretici.
La situazione è aggravata da un tasso di vaccinazione antinfluenzale profondamente insufficiente: tra i piccoli ricoverati, nessuno ha ricevuto il vaccino, evidenziando una lacuna critica nella prevenzione primaria.

In alcuni casi, per i neonati, si è reso necessario l’impiego di farmaci antivirali.
Parallelamente, l’aumento del numero di pazienti in attesa di ricovero rappresenta un fattore critico.

Gli indici di sovraffollamento, che superano il 200% in diverse strutture come l’ospedale Cervello e Villa Sofia a Palermo, testimoniano la difficoltà di gestire il flusso continuo di pazienti e di garantire un ricambio rapido dei posti letto.

Questa situazione prolungata nelle sale d’attesa comporta un ritardo nella diagnosi e nell’inizio delle terapie, con un potenziale impatto negativo sull’evoluzione clinica dei pazienti.
La carenza di posti letto disponibili nelle strutture convenzionate, accentuata dalla chiusura di alcune per le festività, contribuisce ulteriormente a questa spirale.
La mancanza di servizi extra-ospedalieri per il trasferimento dei pazienti, soprattutto quelli che necessitano di cure meno intensive, aggrava il problema.
Il personale medico e infermieristico, pur operando in condizioni di elevato stress, si dimostra adeguato, ma l’inadeguatezza della rete di supporto territoriale amplifica le difficoltà.

L’emergenza attuale non è primariamente un problema di afflusso di pazienti, bensì un problema di gestione dei ricoveri e della capacità di smaltire la domanda.
La priorità è la riorganizzazione dei percorsi di cura, il rafforzamento della collaborazione tra ospedale e territorio e un’urgente rivalutazione delle strategie di prevenzione, con particolare attenzione alla promozione della vaccinazione antinfluenzale come strumento fondamentale per la tutela della salute pubblica.
La necessità di un intervento coordinato a livello regionale appare ormai imprescindibile per alleviare la pressione sul sistema sanitario e garantire la continuità dell’assistenza.

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