A Caltagirone, un simbolo di riscatto e speranza emerge dalla terra: la masseria Bongiovanni, restituita alla collettività attraverso un ambizioso progetto di recupero e riqualificazione.
L’intervento, finanziato con oltre 1,3 milioni di euro nell’ambito del PON Legalità, ha restituito alla comunità un bene confiscato alla mafia, precedentemente gestito in concessione gratuita per vent’anni alla Caritas diocesana.
La storia di questo luogo è profondamente intrecciata con le dinamiche criminali che hanno segnato la storia del territorio.
La masseria, estesa su un vasto agro di circa trentadue ettari, era di proprietà di Sebastiano Rampulla, figura legata agli ambienti mafiosi e fratello di Pietro Rampulla, tristemente noto per il suo coinvolgimento nella strage di Capaci.
La confisca di questo patrimonio rappresenta quindi un atto di giustizia, un colpo significativo alla capacità operativa dell’organizzazione e un segno tangibile della determinazione dello Stato a contrastare il potere mafioso.
Il progetto di recupero ha visto la riattivazione delle attività agricole tradizionali, con la cura dell’uliveto, del vigneto e del mandorleto, unita al restauro degli edifici rurali, culminato nella ricostruzione di un autentico palmento, cuore pulsante dell’economia agricola siciliana.
Ma l’intervento va ben oltre il semplice restauro materiale: è un’operazione di rigenerazione sociale ed economica, volta a restituire alla comunità un luogo di lavoro, formazione e aggregazione.
“Questo è un momento di profonda soddisfazione,” ha sottolineato la procuratrice di Caltagirone, Rosanna Casabona, evidenziando come il successo dell’operazione sia frutto di un approccio investigativo ispirato ai metodi di Giovanni Falcone, concentrato sul tracciamento dei flussi finanziari illeciti.
La confisca dei beni mafiosi e la loro successiva destinazione a finalità sociali rappresentano uno strumento potente per privare le organizzazioni criminali delle loro risorse e per promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo.
Il sindaco Fabio Roccuzz ha enfatizzato l’importanza di questa iniziativa come “una grande conquista civile e sociale”, un atto concreto di contrasto alla criminalità organizzata che trasforma un simbolo di oppressione in un motore di speranza.
L’assessore comunale alla Legalità, Giuseppe Fiorito, ha sottolineato il valore educativo dell’evento, che ha visto la partecipazione di numerosi studenti, rendendo tangibile l’impegno dello Stato verso le nuove generazioni.
Il viceprefetto di Catania, Sebastiano Fabio Plutino, ha richiamato il ruolo fondamentale della cittadinanza attiva nel sottrarre terreno fertile alle organizzazioni criminali.
L’impegno civile, la denuncia e la collaborazione con le istituzioni sono elementi cruciali per smantellare il sistema di potere mafioso.
Antonio Carfì, direttore della Caritas diocesana, ha annunciato l’intenzione di trasformare la masseria in un “luogo vivo e costantemente aperto alla comunità”, sviluppando due progetti innovativi: uno dedicato alla produzione di olio d’oliva di alta qualità e un altro volto a creare un parco avventura, un’attrazione turistica e ricreativa capace di attrarre visitatori e generare nuove opportunità di lavoro.
La masseria Bongiovanni si proietta così verso il futuro, come un laboratorio di inclusione sociale, sviluppo sostenibile e cultura della legalità.

