Dopo ventidue anni di silenzio, l’eco di un omicidio risuona nuovamente a Palermo: tre individui sono stati arrestati nell’ambito delle indagini sull’uccisione di Antonino Pelicane, avvenuta il 30 agosto 2003 in corso dei Mille.
L’evento, che aveva inizialmente assunto i contorni di un cold case, è ora al centro di un’inchiesta che coinvolge esponenti di spicco della famiglia mafiosa di Villabate, una delle più radicate nel territorio palermitano.
Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal giudice per le indagini preliminari e eseguite dai Carabinieri – con il supporto delle squadre di Napoli e Cuneo – riguardano Nicola Mandalà, 57 anni, Ignazio Fontana, 52 anni, e Michele Rubino, 65 anni, due dei quali già detenuti per altre accuse.
L’accusa principale è quella di concorso in omicidio premeditato, aggravato dalla metodologia mafiosa e dalla finalità di favorire l’organizzazione criminale Cosa Nostra, evidenziando come il delitto fosse intrinsecamente legato alle dinamiche interne del potere mafioso.
La svolta decisiva nelle indagini, condotte tra il 2024 e il 2025, è stata resa possibile dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, il cui racconto ha permesso di riaprire un caso altrimenti destinato all’oblio.
L’omicidio di Pelicane si colloca all’interno di una sanguinosa faida interna alla famiglia mafiosa di Villabate, un conflitto che aveva le sue radici negli anni Ottanta e che si è protratto, con inaudita violenza, fino ai primi anni del nuovo millennio.
Questa lotta fratricida, alimentata da ambizioni di potere, controllo del territorio e gestione degli affari illeciti, ha costantemente minato la stabilità della comunità palermitana, lasciando dietro di sé una scia di dolore e paura.
L’inchiesta, che ora si appresta a ricostruire i dettagli di questa intricata vicenda, mira a fare luce sulle motivazioni che hanno spinto i presunti responsabili a compiere un gesto così efferato, e a svelare i meccanismi interni di una struttura criminale che ha per decenni condizionato la vita di intere generazioni.
L’arresto dei tre uomini segna un importante passo avanti nella lotta alla mafia, riaffermando l’impegno delle forze dell’ordine nel perseguire la giustizia e nel contrastare il fenomeno criminale che affligge la Sicilia.
L’auspicio è che questa vicenda possa portare a una piena verità, offrendo un po’ di conforto alle persone colpite e contribuendo a restituire alla collettività la fiducia nelle istituzioni.

