La violenza che lacera i quartieri di Palermo – lo Zen, Monreale, l’Albergheria, l’Olivella, Borgo Nuovo, Borgo Vecchio – non è opera di eroi, ma di figure svilite, di individui che si rifugiano nell’anonimato e nella prevaricazione per colmare un vuoto interiore, per proiettare un’immagine distorta di sé che non possiedono.
Un gesto vile, frutto di una profonda fragilità, mascherato da un tentativo fallace di potere e di intimidazione.
La vera forza risiede nella conversione interiore, nella redenzione, nel cambiamento radicale di rotta.
Chi persevera in questa spirale autodistruttiva, è destinato a rimanere prigioniero di un’esistenza marginale, un’ombra senza sostanza, incapace di affrontare la luce del sole e di partecipare pienamente alla vita civile.
Durante la celebrazione dell’Epifania nella parrocchia di San Filippo Neri allo Zen, l’arcivescovo Corrado Lorefice ha lanciato un appello appassionato, richiamando l’immagine di Dio che si fa bambino, un atto di umiltà e amore che disarma le figure tiranniche, gli “Erodi” di ogni tempo.
Ha denunciato come spesso le figure di riferimento, le “star”, si rivelino fragili e isolate, sconfitte dalla forza dello Stato e delle istituzioni.
Essere presenti, oggi, non è un atto di ostentazione, ma una solenne assunzione di responsabilità collettiva, un impegno che coinvolge tutti, a partire dalla leadership ecclesiastica.
L’arcivescovo ha sottolineato come il dilagare della violenza sia strettamente legato a un profondo malessere sociale, radicato nell’abbandono della democrazia partecipativa.
La scarsa affluenza al voto è un sintomo eloquente di una politica che ha generato e perpetua quartieri “ghetto”, luoghi dimenticati, privi di servizi essenziali e negati ai diritti costituzionali di chi li abita.
Una politica che non ascolta dal basso, che sfrutta la povertà per ottenere consenso e che concentra potere e privilegi, arrivando, in alcuni casi, a colludere con organizzazioni criminali.
Lorefice ha esortato a una riflessione critica sulle cause profonde di questa situazione, denunciando come la politica si concentri sulla ricerca del consenso elettorale, trascurando i bisogni reali delle periferie e dei quartieri più marginalizzati.
Ha stigmatizzato la trasformazione di una piazza, un tempo luogo di incontro e di aggregazione, in un degradato “mondezzaio” a disposizione della criminalità organizzata, un luogo di bruttezza che deforma e corrompe chi lo frequenta.
L’arcivescovo ha concluso con un forte invito alla responsabilità individuale e collettiva, esortando a riscoprire il valore della democrazia partecipativa e a promuovere una politica inclusiva, attenta ai bisogni dei più deboli e impegnata a restituire dignità e speranza a chi vive nelle periferie di Palermo.
È necessario, ora più che mai, un cambio di paradigma, un nuovo patto sociale basato sulla giustizia, sulla solidarietà e sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini.

