La città di Palermo è stata teatro di un’escalation di violenza che investe direttamente l’amministrazione comunale e, in particolare, l’assessore all’Emergenza Abitativa, Fabrizio Ferrandelli.
La sequenza degli eventi, avvenuti nella serata di ieri, solleva interrogativi inquietanti sulla crescente tensione latente nel tessuto sociale e sulla gestione delle problematiche legate all’emergenza abitativa.
L’episodio iniziale, un’esplosione di ordigni improvvisati dinanzi all’abitazione di Ferrandelli, ha scosso la quiete del quartiere, generando panico e apprensione tra i residenti.
La deflagrazione, di notevole intensità, ha immediatamente allertato le forze dell’ordine e ha evidenziato una deliberata volontà di intimidazione nei confronti del rappresentante istituzionale.
Immediatamente successivo all’attentato, un incendio ha devastato un’abitazione sita in via Bronte, un immobile precedentemente sgomberato da occupanti abusivi.
La ricostruzione degli eventi suggerisce un legame diretto tra l’incendio e la recente azione di sfratto disposta dall’assessore Ferrandelli, la quale aveva precedentemente denunciato le condizioni precarie in cui versava l’immobile.
Si ipotizza che gli occupanti, contrari all’azione amministrativa, abbiano appiccato le fiamme subito dopo l’allontanamento delle forze dell’ordine, in una dimostrazione di sfida e risentimento.
Ferrandelli, pur esprimendo la propria serenità e confermando la propria intenzione di proseguire nell’azione amministrativa, ha sottolineato la gravità degli eventi e ha manifestato fiducia nel lavoro degli investigatori.
L’assessore ha inoltre precisato di essere impegnato, al momento dell’esplosione, a rassicurare i residenti del quartiere Borgo Nuovo, evidenziando la necessità di una risposta decisa e tempestiva da parte delle istituzioni.
Il sindaco Roberto Lagalla ha espresso il proprio sostegno e la propria solidarietà all’assessore, condannando con fermezza gli atti intimidatori e ribadendo l’impegno dell’amministrazione comunale a perseguire la legalità nella gestione degli alloggi popolari.
La vicenda, lungi dall’essere un episodio isolato, riflette una crisi più ampia, caratterizzata da disuguaglianze sociali, precarietà abitativa e, purtroppo, dalla strumentalizzazione della violenza per fini illeciti.
Si apre ora una fase cruciale, che richiede un’indagine approfondita per identificare i responsabili e per comprendere le dinamiche che hanno portato a questa escalation di violenza.
Parallelamente, è necessario un ripensamento complessivo delle politiche abitative, volto a garantire un accesso equo e dignitoso all’alloggio, promuovendo l’inclusione sociale e contrastando l’illegalità.
La risposta delle istituzioni deve essere ferma, ma anche orientata alla prevenzione, attraverso il dialogo, la mediazione e la creazione di opportunità concrete per i cittadini in difficoltà.
La legalità non può essere difesa con la forza, ma con un’azione amministrativa trasparente e orientata al bene comune.






