Paternò, il Comune si ribella: appello al TAR contro lo scioglimento.

Il Comune di Paternò si appella al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) contro il decreto di scioglimento disposto a seguito di un’inchiesta per presunte infiltrazioni mafiose.
L’avvocato Luigi Casiraro, legale del sindaco Nino Naso, ha formalizzato l’azione giudiziaria, delineando una strategia difensiva incentrata sulla contestazione della validità delle motivazioni addotte e sulla salvaguardia della reputazione del sindaco e dell’intera amministrazione.

L’atto di appello si fonda sulla convinzione che il provvedimento di scioglimento, emesso sulla base di una Commissione d’accesso, vizi una serie di incongruenze procedurali e interpretative.
Il cuore della contestazione risiede nel fatto che le valutazioni alla base del decreto si fondano prevalentemente su elementi di contesto, valutazioni di opportunità e giudizi non suffragati da riscontri concreti a livello di indagini giudiziarie.
Questa mancanza di ancoraggio a fatti specifici e accertati rappresenta, a detta della difesa, una violazione del principio di legalità e un’eccessiva discrezionalità nell’applicazione della normativa antimafia.

L’avvocato Casiraro ha sottolineato con fermezza che l’assenza di provvedimenti penali o contestazioni formali a carico del sindaco mina la legittimità del decreto.

Il concetto stesso di “condizionamento”, utilizzato per giustificare lo scioglimento, è stato definito come una valutazione intrinsecamente soggettiva e discrezionale, che impone ora un rigoroso esame da parte dei giudici amministrativi.
La difesa ha inoltre negato categoricamente qualsiasi contatto, rapporto o favoritismo nei confronti di organizzazioni criminali da parte del sindaco o di membri dell’amministrazione comunale.

Non sono state riscontrate azioni o provvedimenti amministrativi che abbiano, anche indirettamente, agevolato interessi criminali.
Si tratta, in sostanza, di contestare l’accusa di una compromissione strutturale dell’amministrazione, elemento cruciale per la validità del provvedimento di scioglimento.
Un punto critico sollevato riguarda la natura stessa del procedimento amministrativo, definito “atipico” per la sua carenza di contraddittorio.
L’assenza di una possibilità per il sindaco e l’amministrazione di presentare controdeduzioni e difendersi attivamente ha generato un squilibrio procedurale che, a detta della difesa, compromette l’equità del processo.
La contestazione si estende alla genericità delle accuse, che si riferiscono a “rapporti” in senso ampio, piuttosto che a specifici atti amministrativi che abbiano favorito soggetti compromessi.

Pur riconoscendo l’esistenza di un procedimento penale in corso, l’avvocato Casiraro ha specificato che esso non costituisce oggetto del provvedimento di scioglimento, limitandosi a ricordare l’annullamento da parte della Corte di Cassazione della richiesta di misura cautelare, un dato che, a suo dire, denota la fragilità dell’iniziale accusa.
Infine, il sindaco Nino Naso, pur esprimendo amarezza per la situazione, si dichiara sereno e fiducioso in una valutazione imparziale da parte del TAR, capace di distinguere con chiarezza tra le ipotesi amministrative formulate dalla Commissione d’accesso e la sussistenza di fatti concretamente provati, elementi imprescindibili per la validità del provvedimento di scioglimento.
La speranza è che il TAR possa ristabilire un quadro più equo e accurato, basato su prove inconfutabili e nel pieno rispetto dei principi fondamentali del diritto amministrativo.

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