Un’ordinanza cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari (GIP) di Catania getta luce su una ramificazione di attività illecite che si sono radicate nel tessuto urbano di Siracusa, con ripercussioni significative sulla sicurezza e sulla qualità della vita della comunità.
L’inchiesta, orchestrata dalla Distaccatura Antimafia (DDA) di Catania, ha portato all’arresto in carcere di Simone Scirè (36 anni) e Giovanni Piccione (44 anni), e agli arresti domiciliari di Fabio Privitera (46), Paolo Carbè (38), Nardina Bramante (22) e Flavio Zito (42), tutti indagati per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti.
L’operazione, sviluppatasi a seguito di un’indagine più ampia iniziata il 10 dicembre 2023 che ha già portato all’arresto di undici persone, evidenzia un tentativo di consolidamento del controllo del mercato illegale delle droghe nel Siracusano.
Secondo quanto dichiarato dalla procuratrice vicaria di Catania, Agata Santonocito, il gruppo criminale indagato avrebbe progressivamente eroso la concorrenza, aspirando al monopolio dell’offerta di stupefacenti, concentrandosi in particolare in un’area strategica, immediatamente adiacente alla stazione ferroviaria siracusana.
La stazione, da sempre nodo cruciale di flussi migratori e scambi commerciali, si rivela quindi punto nevralgico per la distribuzione di sostanze illecite.
La gravità delle accuse risiede non solo nella quantità di droga presumibilmente immessa nel circuito illegale, ma anche nella capacità del gruppo di aver creato una rete di distribuzione strutturata e radicata nel territorio.
La progressiva acquisizione del “monopolio”, come sottolineato dalla procura, implica un controllo capillare, capace di eludere i controlli delle forze dell’ordine e di condizionare le dinamiche sociali del quartiere.
Il provvedimento cautelare, che ha visto il GIP riservarsi la decisione dopo l’interrogatorio preventivo degli indagati, si inserisce in un contesto più ampio di contrasto alla criminalità organizzata e alla diffusione della droga, un male che affligge il territorio siciliano e che richiede un intervento sinergico tra istituzioni, forze dell’ordine e società civile.
Il sequestro di beni per un valore superiore a 500.000 euro testimonia la ricchezza accumulata attraverso l’attività illecita e rappresenta un segnale forte nei confronti di chi alimenta la criminalità organizzata.
L’indagine, lungi dall’essere conclusa, mira a disarticolare completamente l’organizzazione criminale e a recuperare i beni illecitamente acquisiti, restituendo alla comunità siracusana un ambiente più sicuro e vivibile.

