L’anelito all’ideale, quell’aspirazione intrinseca all’umanità che si traduce spesso in progetti ambiziosi, a volte irraggiungibili: l’utopia.
È attorno a questa complessa dimensione del pensiero che si è orientata l’indagine di H.
P.
, trentaseienne detenuto di origine straniera presso il carcere Pagliarelli di Palermo, durante la sua tesi di laurea in Studi Filosofici e Storici (classe L-5 dell’Università di Palermo).
Il suo elaborato, intitolato “La Nuova Società dell’Umanità”, ispirato dalle riflessioni critiche del filosofo Luciano Canfora, non si limita a una mera disamina del concetto utopico, ma lo declina in una profonda riflessione sulla possibilità di costruire un futuro sociale che trascenda i conflitti e le guerre che hanno segnato la storia.
Il risultato è stato un brillante conseguimento del titolo con una media di 28, frutto di un percorso guidato dal tutor Alessandro Di Stefano e sostenuto da una comunità accademica sensibile alle sue esigenze.
“L’utopia, in fondo, è il compito stesso della filosofia,” sottolinea il professor Marco Carapezza, relatore della tesi e membro della commissione di laurea, affiancato dai professori Chiara Giubilaro e Vittorio Coco.
“Si tratta di esplorare mondi alternativi, di ampliare gli orizzonti del pensiero, di nutrire la speranza.
Un esercizio che, in un contesto di privazione della libertà, può rivelarsi uno strumento potente di consapevolezza, di rinascita e di riabilitazione.
” Questo percorso di istruzione non è solo un’occasione di crescita personale, ma rappresenta un elemento cruciale nel processo di reinserimento sociale.
Maria Luisa Malato, direttrice del carcere Pagliarelli, evidenzia come questa iniziativa si sia integrata pienamente nel programma di trattamento detentivo.
“C’è ancora molto da fare, certo,” ammette, “ma stiamo finalmente osservando i primi risultati incoraggianti.
” L’impegno di H.
P.
testimonia come l’istruzione possa offrire un’opportunità significativa per affrontare il tempo in detenzione in modo costruttivo e positivo, augurando che molti altri possano cogliere simile opportunità.
H.
P.
si aggiunge a una crescente schiera di detenuti laureati negli istituti penitenziari palermitani.
Precedentemente, N.C.
aveva conseguito la laurea in Urbanistica e Scienze della città, mentre F.
G.
si era distinto con un dottorato in Studi Globali, Storia, Politiche, Culture.
Questa evoluzione sottolinea un cambiamento significativo nell’approccio al sistema penitenziario, orientato verso l’offerta di opportunità di crescita intellettuale e personale.
Antonino De Lisi, garante regionale dei diritti delle persone detenute in Sicilia, sottolinea l’importanza della partecipazione della famiglia in questo momento cruciale.
La presenza del fratello, della madre e, soprattutto, della nipotina, che osserva con orgoglio lo zio raggiungere questo traguardo, incarna una speranza concreta per il futuro, un futuro in cui il percorso di riabilitazione può estendersi oltre le mura carcerarie.
Questo evento testimonia l’impegno delle istituzioni nel creare progetti significativi e duraturi, capaci di offrire un futuro più luminoso per i detenuti e le loro famiglie.

