Zen di Palermo: Sit-in e appello per un futuro sicuro

Il quartiere Zen di Palermo, un tessuto urbano segnato da profonde fragilità e da una storia complessa, si è compattato in una vibrante manifestazione di resilienza.

Un sit-in partecipato, che ha visto radunarsi oltre duecento persone, è stato convocato dalle associazioni di quartiere di fronte alla parrocchia San Filippo Neri, un luogo simbolo che, recentemente, è stato tragicamente colpito da atti di violenza armata.
Il parroco, Don Giovanni Giannalia, ha lanciato un appello all’azione, esortando a superare la fase di shock e a proseguire il cammino verso un futuro più sicuro e prospero.
Le sue parole, cariche di speranza, riflettono il desiderio di trasformare l’esperienza traumatica in un catalizzatore per il cambiamento.

“Stasera lo Zen c’è”, ha affermato, sottolineando la determinazione della comunità a non cedere alla paura e alla disperazione.

La partecipazione di figure istituzionali di rilievo, come il presidente della Commissione Regionale Antimafia Antonello Cracolici, l’assessore comunale Fabrizio Ferrandelli e il parlamentare Giuseppe Provenzano, testimonia la crescente attenzione verso le problematiche che affliggono il quartiere.

Cracolici ha evidenziato l’urgenza di affrontare le carenze infrastrutturali, come l’illuminazione pubblica insufficiente di fronte alle scuole, e ha proposto l’istituzione di un ufficio unico dedicato al quartiere, in grado di coordinare gli interventi e garantire una risposta più efficace.

Il Presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, a margine di una celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Corrado Lorefice, ha sottolineato la necessità di un approccio multidimensionale che affronti le cause profonde della criminalità: la mancanza di opportunità lavorative, l’abbandono scolastico e la diffusione di sostanze stupefacenti.

Queste problematiche, intrecciate tra loro, creano un circolo vizioso che intrappola i giovani e ne soffoca il potenziale.
Il quartiere Zen è stato recentemente scosso da eventi drammatici, che hanno amplificato la percezione di insicurezza e precarietà.
Gli episodi di violenza armata contro la parrocchia, la partecipazione di giovani del quartiere alla sparatoria di Monreale, e la tragica morte di Paolo Taormina, vittima di un atto di violenza, hanno lasciato un segno profondo nella comunità.
L’allarmante diffusione di video che mostrano giovani armati sui social media, come TikTok, riflette un problema di grave allarme sociale e suggerisce la necessità di un intervento immediato per contrastare la normalizzazione della violenza tra i più giovani.

Il sit-in rappresenta quindi un segnale di speranza e una richiesta di impegno concreto da parte delle istituzioni e della società civile.

Il futuro dello Zen dipende dalla capacità di costruire un patto di collaborazione che promuova l’inclusione sociale, offra opportunità di crescita e contrasti efficacemente la criminalità, restituendo a questo quartiere la dignità e la speranza in un futuro migliore.

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