Zen, Palermo: nuova criminalità tra disagio sociale e social media.

La complessa realtà socio-criminale che investe il quartiere Zen di Palermo richiede un’analisi che superi la mera reazione repressiva e si orienti verso strategie di prevenzione strutturale, un approccio che il procuratore Maurizio de Lucia ha delineato a margine dell’incontro dedicato alle estorsioni in città.
Il fenomeno in atto non si configura come una mera evoluzione del modello mafioso tradizionale, bensì come una metamorfosi influenzata dalla cultura digitale e dai meccanismi di emulazione e spettacolarizzazione tipici dei social media.

Questa nuova criminalità, priva della rigida gerarchia e della coesione interna tipiche di Cosa Nostra, si avvale di una fluidità operativa e di una capacità di adattamento che la rendono particolarmente insidiosa.
L’emergenza Zen non si limita alla circolazione di sostanze stupefacenti e alla disponibilità di armi, spesso provenienti da canali non tracciabili, ma riflette un profondo disagio sociale, una frattura generazionale e una carenza di opportunità che spingono giovani individui verso la marginalità e la devianza.
L’approccio corretto, pertanto, deve essere multidimensionale, intrecciando l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura con interventi mirati a promuovere l’educazione, l’inserimento lavorativo e la ricostruzione del tessuto sociale.
La repressione, pur necessaria, non può rappresentare l’unica o la principale risposta a un problema così radicato.

Il procuratore de Lucia ha giustamente sottolineato come il panorama delle estorsioni a Palermo non sia paragonabile alla drammatica situazione degli anni ’90, quando Cosa Nostra esercitava un controllo capillare e imponeva il pizzo con ferrea determinazione.

Oggi, le difficoltà interne alla stessa organizzazione criminale creano spazi di opportunità per altre figure, sebbene persistano aree della città ancora pesantemente gravate da questo fenomeno.

La riduzione dell’influenza di Cosa Nostra, paradossalmente, ha aperto la strada a forme di criminalità più frammentate e meno prevedibili.

L’iniziativa promossa da Dems, Addiopizzo e la Società scientifica degli studi su mafie e antimafia, in concomitanza con il 35° anniversario

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