Il Respiro Ferroviano di un’Isola: Dialoghi tra Savatteri e Camilleri tra Memoria e FuturoNe “Il gatto che prende il treno”, un dialogo intimo e profondo, Gaetano Savatteri e Andrea Camilleri intrecciano riflessioni attorno a un elemento tanto concreto quanto simbolico: le ferrovie siciliane.
Più che una semplice conversazione su stazioni e treni, si tratta di un viaggio nell’anima di un’isola, un’esplorazione delle sue contraddizioni, dei suoi pregiudizi e delle sue speranze per il futuro.
Camilleri, con la sua inesauribile capacità di narrazione, evoca storie di viaggi, di incontri, di sensazioni che si sprigionano dai vagoni e dalle banchine.
Trasforma persino la figura di un gatto che intraprende un viaggio quotidiano in treno in un personaggio incantevole, capace di suscitare un sorriso e di far emergere la magia nascosta nella realtà più banale.
Savatteri sottolinea come il fascino delle ferrovie siciliane risieda nella capacità di immergersi in un contesto ricco di suggestioni, in un paesaggio che da solo racconta storie millenarie.
I nomi delle stazioni, carichi di storia e di significato, diventano un ulteriore tassello in questo mosaico di emozioni.
Tuttavia, il quadro che emerge è anche quello di una realtà ferita, di un’infrastruttura abbandonata e trascurata.
La cancellazione di intere tratte ferroviarie, i lavori interminabili, la lentezza dei treni: un vero e proprio scandalo per un’isola che ha visto il treno essere, per lungo tempo, il principale mezzo di trasporto e di collegamento con il mondo esterno.
La denuncia è forte: due ore per percorrere 120 chilometri, un’infrastruttura rimasta ancorata a un progetto risalente al 1870, con un binario unico che attraversa l’intera isola.
Accanto a questo, si intravedono tentativi di recupero delle ferrovie storiche, che offrono un’esperienza turistica unica attraverso paesaggi mozzafiato.
Il dibattito si apre poi sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto, un’opera che Camilleri accoglieva con favore, vedendola come un modo per superare l’insularità che spesso imprigiona i siciliani.
Savatteri, pur non opponendosi all’opera, esprime un timore ben preciso: quello di assistere a un altro progetto italiano destinato a rimanere incompiuto.
Il desiderio di Camilleri era quello di sradicare una percezione distorta, un senso di auto-limitazione che rischiava di trasformare una caratteristica culturale in una vera e propria barriera.
Savatteri, tuttavia, lancia un monito: non può essere il Ponte la panacea per risolvere i problemi infrastrutturali dell’isola.
Accelerare un treno, per quanto desiderabile, non ha senso se la rete sottostante è inefficiente e obsoleta.
Si rischia, altrimenti, di alimentare un pregiudizio dannoso: quello di un popolo che preferisce la lentezza, che si auto-sabota per inerzia culturale.
La riflessione si estende poi al tema dei luoghi comuni sulla Sicilia e sui siciliani.
Un’isola immersa in stereotipi, sia positivi che negativi, che mutano nel tempo ma che persistono nell’immaginario collettivo.
Il “compare Turiddu” di un tempo lascia spazio a una retorica incentrata sul cibo e sulle relazioni umane, ma sotto la superficie emergono ancora paure, pregiudizi e contraddizioni.
In ultima analisi, “Il gatto che prende il treno” ci invita a riflettere sulla natura stessa dell’identità siciliana.
La Sicilia che ognuno di noi porta dentro è il risultato di una molteplicità di esperienze, di percezioni, di ricordi che si sovrappongono e si scontrano.
Forse, in questa infinita proliferazione di immagini, la vera Sicilia, quella tangibile e concreta, rischia di svanire, lasciando spazio a un’illusione, a un mito irraggiungibile.
Un viaggio ferroviario, quindi, non è solo un modo per spostarsi da un punto all’altro dell’isola, ma anche un viaggio alla scoperta di sé stessi, alla ricerca di un’identità complessa e sfuggente.

